IX sec

prima del 1000/1100

I vari racconti si compongono, prima del 900, in una leggenda della Veronica, piuttosto complicata, ma che incontrò il favore di tutti.

In sintesi, la Vendetta del Salvatore racconta che l’imperatore romano Tiberio fu colpito da una grave malattia. Avendo saputo che nella lontana Palestina operava un eccezionale guaritore di nome Gesù, ordinò a Volusiano di andare a cercarlo. La stagione invernale ritardò la partenza di Volusiano che giunse in Palestina dopo la morte di Gesù. Temendo l’ira di Tiberio, Volusiano ricercò i seguaci di Gesù per ottenere una reliquia del maestro. Così conobbe la Veronica che  gli raccontò una storia prodigiosa. Anni prima, quando Cristo era andato a predicare in una località lontana, le era venuta una grande nostalgia del Signore. Perciò aveva comprato un panno bianco per portarlo a un pittore affinché questi, sulla base delle sue indicazioni, gliene facesse un ritratto. Ma proprio il giorno in cui era uscita di casa per andare dal pittore, aveva incontrato per strada Gesù, di ritorno dal suo viaggio. Egli, saputo il desiderio della donna, le aveva chiesto il panno e, premendo in esso il suo viso, glielo aveva restituito con impressi i suoi lineamenti. Veronica acconsentì a portare il ritratto a Tiberio, che guarì appena lo vide.

La Vendetta del Salvatore (Vindicta Salvatoris) è un apocrifo del Nuovo Testamento facente parte del Ciclo di Pilato. È composto in latino, i principali manoscritti risalgono al IX-XIV secolo. Ha in comune molti temi presenti negli apocrifi Morte di Pilato e Guarigione di Tiberio, probabilmente derivando questi tre i racconti da un testo precedente, forse del VI secolo.

« Natan gli rispose: “Non conosco ne mai ebbi l’avventura di conoscere le cose che tu, o signore, mi domandi. Tuttavia se tempo fa tu fossi stato in Gerusalemme, quivi avresti trovato un distinto profeta di nome Emmanuele: egli infatti salverà il popolo dai suoi peccati. Il primo suo miracolo lo fece a Cana di Galilea mutando l’acqua in vino; con la sua parola mondò poi lebbrosi, illuminò gli occhi di un cieco nato, guarì paralitici, mise in fuga demoni, risuscitò tre morti, liberò una donna sorpresa in adulterio e condannata dagli Ebrei alla lapidazione, e guarì un’altra donna di nome Veronica, che da dodici anni soffriva di un flusso di sangue, la quale, accostatasi da dietro, aveva toccato un lembo del suo vestito; inoltre con cinque pani e cinque pesci saziò cinquemila uomini, senza contare i bambini e le donne e restarono dodici sporte di avanzi: tutte queste cose e molte altre egli compì prima della sua passione. Dopo la sua risurrezione lo abbiamo visto con lo stesso corpo che aveva prima”.

Tito gli domandò: “Come ha potuto risorgere dai morti se era morto?”. Natan gli rispose: “Senza alcun dubbio era morto; era stato appeso in croce, deposto dalla croce, per tre giorni giacque nel sepolcro. Poi risuscitò dai morti, discese all’inferno e liberò i patriarchi, i profeti e tutto il genere umano. Apparve poi ai suoi discepoli, mangiò con loro, e poi lo videro salire in cielo. Quanto vi sto dicendo è la pura verità. L’ho visto io con i miei occhi e tutta la casa di Israele”.

Alle sue parole Tito esclamò: “Guai a te, imperatore Tiberio, pieno di ulcere e ricoperto di lebbra, poiché nel tuo regno fu commesso un simile delitto! Nella Giudea, terra della nascita di nostro Signore Gesù Cristo, hai posto leggi in base alle quali fu arrestato e ucciso il re e governatore dei popoli e non fu fatto venire fino a noi per guarire te dalla lebbra e per purificare me dalla mia infermità. Perciò se li avessi al mio cospetto, con le mie mani ucciderei i corpi di quegli Ebrei e li appenderei a un rozzo legno perché hanno condannato il mio Signore e i miei occhi non furono degni di vedere la sua faccia”.

Battesimo di Tito.

Quando ebbe finito di dire queste cose, subito scomparì la ferita dal volto di Tito e il suo corpo e il suo volto furono restituiti alla primitiva sanità. E in quell’ora guarirono tutti i malati di quel luogo. A gran voce, Tito e tutti gli altri esclamarono: “Mio re e mio Dio, giacché mi hai risanato pur non avendoti mai visto, ordinami di salpare con un’imbarcazione sulle acque fino alla tua terra natale, per fare vendetta dei tuoi nemici. Aiutami, Signore, affinché io li possa distruggere e vendicare la tua morte. Consegnali tu, Signore, nelle mie mani”.

Ciò detto ordinò di essere battezzato. Chiamò a sé Natan, e gli disse: “Come hai visto che venivano battezzati quelli che credono in Cristo? Vieni da me e battezzami nel nome del Padre, del Figlio, dello Spirito santo, amen. Giacché anch’io credo fermamente nel Signore Gesù Cristo con tutto il mio cuore e con tutta l’anima mia, giacché nel mondo intero non v’è alcun altro che mi abbia creato e che mi abbia guarito dalle ferite”.

 Missione di Volusiano e la Veronica.

Allora fecero una ricerca della faccia cioè del volto di Cristo, sul come avrebbero potuto trovarlo. E trovarono una donna di nome Veronica che l’aveva. Presero allora Pilato e lo misero in carcere sotto la custodia di quattro plotoni di quattro soldati posti davanti all’ingresso del carcere.

Poi inviarono messi a Tiberio imperatore della città di Roma, affinché mandasse Volusiano da loro.

E gli disse: “Prendi quanto è necessario per il mare, discendi nella Giudea e cerca uno dei discepoli di colui che era detto Cristo e Signore, affinché venga da me e, in nome del suo Dio, mi guarisca dalla lebbra e dalle malattie che quotidianamente mi affliggono molto e dalle piaghe: sono infatti prostrato assai malamente. Contro i re degli Ebrei, soggetti al mio impero, metti in opera le tue forze e terribili tormenti, giacché uccisero Gesù Cristo nostro Signore, e condannali a morte. Se poi troverai una persona che mi possa liberare da questa mia malattia, io crederò in Gesù Cristo, Figlio di Dio, e mi farò battezzare nel suo nome”.

Volusiano gli domandò: “Signor imperatore, se troverò la persona che ci possa aiutare e liberare, quale ricompensa le posso promettere?”. Tiberio gli rispose: “Senza alcun dubbio sarà in mano sua la metà del regno”.

Allora Volusiano partì: salì su di una imbarcazione, alzò le vele e prese a navigare. Navigò per un anno e sette giorni dopo i quali giunse a Gerusalemme.

Subito ordinò che alcuni Ebrei comparissero in sua presenza, e iniziò diligentemente a ricercare quali erano state le gesta di Cristo.

Allora convennero anche Giuseppe dalla città di Arimatea e Nicodemo. Disse Nicodemo: “Io l’ho visto, e so che è proprio lui il salvatore del mondo”.

Giuseppe disse: “Io l’ho deposto dalla croce e l’ho messo in un sepolcro nuovo, scavato nella roccia. Perciò, la sera della vigilia, gli Ebrei mi rinchiusero: il sabato, mentre ero in preghiera, la casa fu sospesa ai quattro angoli, vidi il Signore Gesù Cristo folgorante di luce, e dal timore caddi a terra. E mi disse: “Guardami! Io sono il Gesù del quale tu hai sepolto il corpo in un sepolcro”. Io gli dissi: “Fammi vedere il sepolcro nel quale ti ho messo”. Tenendomi per la mano destra, Gesù mi condusse nel luogo nel quale l’avevo sepolto”.

Venne poi una donna di nome Veronica, e gli disse: “Tra la folla, io toccai un lembo del suo vestito, perché da dodici anni soffrivo di un flusso di sangue, e subito mi guarì”.

Allora Volusiano disse a Pilato: “Tu Pilato, empio e crudele, perché hai ucciso il figlio di Dio?”. Ma Pilato rispose: “La sua gente e il pontefice Anna e Caifa lo consegnarono a me”. Volusiano disse: “Empio e crudele, sei degno di morte e di un crudele castigo”. E lo rimise in prigione.

 La Veronica a Roma.

Dopo, Volusiano fece ricerca della faccia o volto del Signore. E tutti i presenti gli dissero: “Il volto del Signore l’ha una donna in casa sua”. Subito ordinò che fosse condotta davanti alla sua potenza, e poi le domandò: “Hai tu a casa il volto del Signore?”. Ma essa negò.

Allora Volusiano diede ordine che fosse sottoposta a tortura fino a quando avesse manifestato il volto del Signore. Presa alle strette, disse: “L’ho io, mio signore, in un panno di lino puro, e l’adoro ogni giorno”. Volusiano disse: “Fammelo vedere!”.

Lei allora gli fece vedere il volto del Signore. Appena lo vide, Volusiano si prostrò a terra, poi, con cuore aperto e fede retta, lo prese, lo avvolse in un panno d’oro, lo pose in uno scrigno e lo sigillò con il suo anello. Indi giurò con giuramento dicendo: “Viva il Signore Dio! Per la salute del Cesare, sulla terra più nessun uomo lo vedrà, fino a quando io vedrò la faccia del mio signore, Tiberio”.

Mentre diceva questo, i nobili più distinti della Giudea presero Pilato per condurlo al porto marittimo. Volusiano afferrò il volto del Signore, con tutti i discepoli di lui e con tutti i tributi, e nella stessa giornata salirono sulla nave.

Allora la donna Veronica, per amore di Cristo, abbandonò tutto quanto possedeva e seguì Volusiano. E Volusiano le disse: “Che vuoi o che cerchi, donna?”. Ma essa rispose: “Io cerco il volto di nostro Signore Gesù Cristo, che mi illuminò, non per merito mio, ma per la sua santa pietà… Restituiscimi il volto del mio Signore Gesù Cristo. Muoio da questo pietoso anelito. Se non me lo restituirai, io non lo perderò mai di vista fino a quando scorgerò dove lo metterai: infatti, io miserrima, lo servirò per tutti i giorni della mia vita. Poiché credo che egli, mio redentore, vive in eterno”.

Allora Volusiano diede ordine che Veronica partisse con loro sulla nave. Spiegate le vele, partirono nel nome del Signore, navigando per il mare.

Ma Tito e Vespasiano assoggettarono la Giudea per vendicare tutte le nazioni della loro terra.

Al termine di un anno, Volusiano giunse alla città romana diresse l’imbarcazione nel fiume detto del Tevere o Tevere, e entrò nella città di Roma. Mandò un suo messo al suo signore lateranese, Tiberio imperatore, annunziando il felice arrivo.

Relazione di Volusiano all’imperatore.

Udito il messo di Volusiano, l’imperatore Tiberio gioì grandemente e ordinò che andasse al suo cospetto. Giunto che fu, gli disse: “Come sei venuto, Volusiano, che hai visto nella regione della Giudea a proposito di Cristo e dei suoi discepoli? Segnalami, te ne prego, colui che è in procinto di curarmi dalla mia malattia, affinché subito possa essere purificato da questa lebbra che ho sul mio corpo, e darò poi tutto il mio regno nel tuo potere e in quello di lui”.

Volusiano disse: “Signore mio imperatore, in Giudea trovai i tuoi servi Tito e Vespasiano timorati di Dio e purificati da tutte le loro ulcere e sofferenze. Trovai che Tito aveva appeso tutti i re e i dominatori della Giudea. Anna e Caifa sono stati lapidati; Archelao si è trafitto da solo con la spada; Pilato poi lo mandai legato a Damasco ponendolo sotto custodia sicura. Ma seppi anche di Gesù: gli Ebrei si scagliarono orribilmente contro di lui con spade, bastoni e armi. Crocifissero colui che ci doveva liberare illuminandoci e venendo da noi: lo appesero a una croce. Giuseppe da Arimatea, e con lui Nicodemo, andò portando una mistura di mirra e aloe, quasi cento libbre, per ungere il corpo di Gesù: lo deposero dalla croce e lo misero in un sepolcro nuovo. Sicuramente risorse dai morti nel terzo giorno, apparve ai suoi discepoli con lo stesso corpo nel quale era nato.

E dopo quaranta giorni lo videro salire in cielo. Prima e dopo la sua passione, Gesù fece molti altri miracoli. Prima cambiò l’acqua in vino, poi risuscitò dei morti, mondò lebbrosi, illuminò ciechi, guarì paralitici, mise in fuga demoni, fece udire sordi, parlare muti, risuscitò dal sepolcro Lazzaro morto da quattro giorni; una donna, Veronica, che da dodici anni soffriva di un flusso di sangue, toccò un lembo del suo vestito e fu risanata.

Il volto del Signore.

Indi, con grande diligenza, indagarono sul volto del Signore; e trovarono che una donna di nome Veronica aveva il volto del Signore.

Allora l’imperatore Tiberio domandò a Volusiano: “Come lo conservi?”. Rispose: “Lo conservo in un aureo panno di lino puro avvolto in un mantello”. L’imperatore Tiberio ordinò: “Portalo qui a me e aprilo davanti ai miei occhi, affinché io, prostrato a terra e in ginocchio, lo possa adorare”. Volusiano aprì allora il suo mantello e il panno d’oro ove si trovava il volto del Signore. L’imperatore lo vide, e subito, non appena adorò, con cuore puro, l’immagine del Signore, fu purificato dalla lebbra e la sua carne divenne come la carne di un giovinetto. E furono guariti, sanati e mondati tutti i ciechi, i lebbrosi, gli zoppi e storpi, i sordi, i muti e quelli impediti da altre infermità, che erano lì presenti.

L’imperatore Tiberio chinò il capo, piegò le ginocchia e, pensando alle parole: “Beato il ventre che ti ha portato e le mammelle che hai succhiato”, scoppiò in lacrime per il Signore, esclamando: “Dio del cielo e della terra, non permettere che io pecchi, bensì fortifica la mia anima e il mio corpo e ponimi nel tuo regno, giacché io confido sempre nel tuo nome. Liberami da tutti i mali, come hai liberato i tre fanciulli dalla fornace di fuoco ardente”. »