1373

1300

GiulianaNorwich

«And after this I saw with my bodily sight in the face of the crucifix which hung before me – at which I was looking continuously – a part of his Passion: contempt, spitting which soiled his body, and blows, and many lingering pains, more than I can tell, and frequent changes of colour. And once I saw half his face, beginning at the ear, was caked with dry blood until it covered to the middle of his face, and after that the other half was covered in the same way, and meanwhile it vanished in the first part just as it had come.

[..] And then at various times our good Lord gave me more insight, so that I truly understood that it was a revelation. It was an emblem and likeness of our foul, black, mortal covering, which our fair, bright, blessed Lord bore for our sins. It made me think of the holy Vernicle in Rome, which he imprinted with his own blessed face while he was in his cruel Passion, willingly going to his death, and often changing colour. Many marvel how it could be – the brownness and blackness, the pitifulness and leanness of this image – considering that he imprinted it with his blessed face, which is the fairness of heaven, the flower of earth, and the fruit of the Virgin’s womb. Then how could this image be so discoloured and so far from fair? I would like to say what I have understood by the grace of God.

We know by our faith, and believe through the teaching and preaching of Holy Church that the blessed Trinity made mankind in its image and its likeness. In the same way we know that when man fell so deeply and so wretchedly through sin, no other help was forthcoming to restore man except through him who made man. And he who made man for love, by the same love would restore man to the same blessedness and surpassingly more. And just as we were made like the Trinity in our first creation, our creator wished that we should be like Jesus Christ our Saviour, in heaven without end, by virtue of our remaking. Then between these two he wanted, for the love and honour of man, to make himself as like man in this mortal life, in our vileness and our wretchedness, as a man without sin could be. This is the meaning of what was said before: it was the image and likeness of our foul, black, mortal covering, within which our fair, bright, blessed Lord God is hidden. But I dare say most confidently, and we ought to believe, that there was never so fair a man as he, until the time when his fair colour was changed by trouble and sorrow, and suffering an dying. This is spoken of in the eight revelation, where more is said about the same likeness.

And as concerns the Vernicle in Rome, it moves through various changes in colour and expression, sometimes more comfortingly and animated, and sometimes more comfortingly and animated, and sometimes more pitiful and deathly, as may be seen.

 Julian of NorwichRevelations of Divine Love. Translated with an Introduction and Notes by Barry Windeatt. Oxford University Press, Oxford 2015, pp. 52-53.

Dopo di ciò io vidi in una visione corporea il volto del crocifisso che pendeva davanti a me, e in quel volto continuavo a contemplare una parte della sua passione: gli scherni, gli sputi, le lordure e le percosse, e molte pene e sofferenze, più di quanto io possa raccontare, e il frequente mutar di colore del viso. E ora vedevo come metà del volto, a partire dall’orecchio, era ricoperta di sangue rappreso che formava come una crosta fino a metà del viso, ora l’altra metà diventava così mentre il sangue spariva dalla parte precedentemente ricoperta.

[…] E allora il Signore mi diede una vista più penetrante e mi fece capire chiaramente che si trattava di una rivelazione. Era figura e immagine della nostra morte brutta e nera che il nostro benedetto Signore, bello e splendente, soffrì per i nostri peccati. Mi fece venire in mente il santo velo della Veronica, che è a Roma, sul quale egli impresse il suo volto beato quando nella sua tremenda passione egli stava andando volontariamente incontro alla morte, trascolorando spesso dal bruno al nero, devastato dal dolore. Davanti a questa immagine molti si chiedono come sia stato possibile che essa sia l’impronta del suo volto beato, che è il più bello della terra e frutto di un ventre verginale. Come può dunque questa immagine essere così sfigurata e lontana dalla bellezza? Desidero raccontare quello che, per grazia di Dio, sono riuscita a capire.

Noi sappiamo per la nostra fede, e secondo l’insegnamento e la predicazione della santa Chiesa, che la beata Trinità ha creato l’umanità a sua immagine e somiglianza. Allo stesso modo sappiamo che quando l’uomo per il peccato cadde in un abisso di miseria non c’era nessuna possibilità di restaurarlo nella primitiva immagine se non mediante l’opera di chi l’aveva creato. E colui che aveva creato l’uomo per amore, volle nel medesimo amore rifare l’uomo riportandolo alla medesima felicità, e oltre. E come fummo creati all’inizio a immagine della Trinità, così il creatore volle rifarci a immagine di Gesù Cristo nostro Salvatore che abita i cieli per sempre. Allora, tra questi due termini,  egli volle, per amore e per rispetto dell’uomo, diventare come un uomo in questa vita mortale, rivestirsi della nostra bruttura e della nostra miseria, in tutto e per tutto come noi, tranne che nel peccato. E questo intendevo, come ho detto prima, quando dicevo che quella era l’immagine della nostre morte brutta e nera nella quale il nostro beato Signore, bello e splendente, ha nascosto la sua divinità. Ma in verità oso dire, e tutti dovremmo credere, che non ci fu mai un uomo più bello di lui, fino al momento in cui il bel colore della sua carnagione fu mutato dalla fatica e dalla sofferenza, dalla passione e dalla morte. Di questo si parla nell’ottava rivelazione, nel sedicesimo capitolo, dove si discorre più ampiamente della medesima immagine.

E là si dice che il volto impresso sul Velo della Veronica, che si trova a Roma, muta di colore e di aspetto, apparendo talvolta vivido e consolante, talaltra più afflitto e come morto, secondo che tutti possono vedere.

Giuliana di Norwich, Libro delle rivelazioni, Ancora, 2003, pp. 124-128, seconda rivelazione, capitolo 10.

MS_Thott_1178fiversoCut

Foglio di quattro Veroniche. Copenaghen, Det Kongelige Bibliotek, ms Thott 117, 8, f 1

Nella sua seconda rivelazione Giuliana contempla un crocifisso, ma è il volto che l’affascina e ciò che più la colpisce è il suo mutar di colore. La visione invita al paragone col foglio con le quattro Veroniche di Copenhagen,  i cui  volti sono scuri come lei descrive e tornano i due colori in riferimento ai due aspetti di Cristo: umano (il rosso della Passione) e divino (il blu celestiale). I commenti di Giuliana sulla bruttezza e la bellezza di Cristo sono già nella tradizione antica nell’estetica cristiana dove il Cristo della Passione è contrapposto a quello della Seconda Venuta. Ma nella Veronica, il bello e il brutto sono rappresentati simultaneamente.

Flora Lewis, l’unica storica dell’arte che ha commentato la visione di Giuliana, nota che le “Veroniche scure” rimandano a una caratteristica della reliquia romana presente già nel XIII secolo e che la Passione di Cristo era accettata come spiegazione di questa strana caratteristica. Per la Lewis la visione descrive qualcosa che Giuliana deve aver visto o conosciuto: il contrasto tra il brutto e il bello, espresso dal cambiamento di colore, è una caratteristica saliente del Volto Santo. Giuliana non sembra stupita di questo; risponde alle domande dei pellegrini circa questa caratteristica.

Giuliana pone la Veronica come punto centrale e finale della storia. Più che una semplice immagine della Passione, la Veronica si riferisce alla Resurrezione dei morti. È una immagine della promessa che Cristo fa all’umanità intera della trasformazione finale dalla mortalità all’eternità. Per cancellare il peccato Dio ha preso la forma umana. Il Corpo di Cristo è un velo, che nasconde la Sua divinità.

Il paradosso della Veronica è centrale nella visione di Giuliana, così come è centrale per il Cristianesimo. Giuliana finisce la visione come l’ha iniziata, sottolineando la doppia natura della Veronica: “Ci sono due attività che si possono vedere in questa visione: una è il cercare, l’altra il contemplare”. Con “cercare” intende il progresso dell’anima verso Cristo in questa vita che, come lei dice, durerà solo per un po’. Con “contemplazione” intende la visione di Dio alla Sua Seconda Venuta. Un po’ prima aveva detto: “Così Lo vidi e lo cercai, Lo avevo e Lo perdevo; così dovrebbe essere la nostra normale attività in questa vita”.

Memoriale di Bronnbach, H. 244 cm, Mainfranken, 1350-75, Frankfurt, Liebighaus, Inv. Nr.1026.

Per Giuliana il Volto Santo, adombrato, ma chiaro, dovrebbe essere la verità centrale della rivelazione: “Perché è la volontà di Dio che crediamo che Lo vediamo continuamente, sebbene ci sembri che la visione sia solo parziale”. Il Volto scuro della Veronica è lo speculum in enigmate attraverso il quale, con le parole di san Paolo, vediamo ora in modo confuso, ma poi vedremo faccia a faccia.

È in questo senso che la Veronica appare nel Bronnbach Memorial, un rilievo del 1350 ca, che ritrae una coppia che prega il Volto Santo sospeso tra loro. Questo implica l’analogia tra l’amore terreno e divino. La scultura ritrae la morte e la resurrezione come intrinsecamente unite attraverso i due poli rappresentati dalla rosa e dal Velo.

Potrebbe sembrare che gli scritti di Gertrude, Mechthild e Giuliana ci portino lontano,  dalle immagini alle idee sulle immagini, ma le ambiguità poste dalle mistiche non sono inventate, risiedono nell’immagine stessa. La Veronica è sia una reliquia che un’immagine; è bella e brutta, emblema della Passione e della Resurrezione.

Cfr.  Jeffrey F. Hamburger , The Visual and the Visionary Art and Female Spirituality in Late Medieval Germany, ZoneBook-New York, 1998

Le mistiche Gertrude di HelftaMechthild di Hackeborn e Giuliana di Norwich, offrono i commenti più estesi e precoci sulla Veronica. Nessuno di questi testi, però, è citato nella monumentale storia dell’immagine scritta da Ernst von Dobschütz, pubblicata nel 1899, sinora considerata la pietra angolare degli studi sul Volto Santo.