1537

Toma di Suceava, Mandylion, part. dell’assedio di Costantinopoli, 1537, Monastero di Moldovița, Bucovina, Romania.

L’assedio di Costantinopoli, visibile sul fianco meridionale esterno, è un tema caro alla tradizione moldava.

L’artista moldavo riesce a descrivere la scena della città assediata da terra e dal mare, con ampio dispiego di particolari. Dalle colline scende l’esercito turco con la sua cavalleria, la fanteria e la batteria di artiglierie di grosso calibro. Lo guida il sultano vestito di rosso su un cavallo giallo. Ai piedi della collina un cavaliere moldavo, uscito dalla città, combatte con il capo della cavalleria turca e riesce ad atterrarlo con un colpo di lancia. Sul mare la flotta turca è vittima di una violenta tempesta: le navi sono squassate dalla violenza delle onde e da una pioggia di fuoco che scende dal cielo. Dalle mura della città cristiana le artiglierie e gli arcieri ribattono colpo su colpo gli assalitori turchi. All’interno della città assediata una lunga processione si snoda lungo le sue strade sotto le insegne del velo della Veronica e dell’icona della Vergine con il Bimbo.

Per impetrare la protezione divina sulla città assediata sfilano nell’ordine i diaconi, il clero, l’imperatore, il corteo dei nobili, l’imperatrice con il suo seguito e tutto il popolo. Per capire l’affresco occorre ricordare che il mondo cristiano subiva ancora lo shock causato dalla caduta di Costantinopoli e dell’impero romano d’oriente, avvenute nel 1453 per mano dell’esercito turco ottomano guidato da Maometto II.

Questa terribile catastrofe fu percepita con particolare angoscia dai cristiani ortodossi moldavi a causa della loro vicinanza geografica alla capitale bizantina e al timore di una sottomissione distruttiva della loro libertà religiosa. Le chiese fortificate della Bucovina furono così una delle risposte elaborate dai principi moldavi e dalle autorità religiose per resistere a una possibile invasione turca. E l’affresco di Moldoviţa assume un complesso di significati – storici, religiosi, politici e sociali – che esprimono il desiderio moldavo di liberarsi dal giogo ottomano.

L’affresco dell’assedio di Costantinopoli sublima questo duplice stato d’animo moldavo, di timore per una possibile schiavitù e di speranza per una rivincita cristiana.

L’immagine affrescata è così un falso storico clamoroso, realizzato però in modo assolutamente consapevole. L’immagine legge la caduta di Costantinopoli del 1453 alla luce di una vicenda di tutt’altro segno avvenuta invece nel 626. Allora un’orda di Àvari, una popolazione turco-mongola, si era accampata dinanzi alle formidabili mura della capitale bizantina, sostenuta anche da una flotta sul mare. Il basileus Eraclio, imperatore del tempo, seppe però respingere quel grave pericolo e sbaragliò gli àvari, costringendoli alla ritirata. (Fonte: Camminare nella storia)

Segnalata da Giorgio Canti