1624

1600

Oltre queste figure simboliche, la medesima antichità fece ancora ritrarre volti santi e la sacra sindone, alla quale specialmente volle prestare culto ed onore e per la vetustà e per altre gravi ragioni. Evagrio invero, là dove parla di quella immagine del Salvatore inviata ad Abgero, attesta che era stata fatta non per arte umana, ma divinamente. Anche il Damasceno è del parere che sia stata fatta per intervento divino, e parimenti Anastasio bibliotecario al tempo di Stefano III; egli chiama quella figura del Salvatore Antheroposita, e forse vuol dire: Acheroposita, cioè non fatta da mano d’uomo come molti interpretano. Niceforo Callisto all’incontro dice che anche gli antichi ritennero che fosse stata eseguita dalla mano di un artista. Non è qui tuttavia il luogo di tentare di definire in che modo e con quale arte sia stata fatta. Quello che è fuori dubbio si è che essa fu colorita al vivo e con somma cura. Oltre queste immagini, che diremo mirabili ossia non fatte senza un miracolo, vi fu anche qualche pittore che ritrasse al vero l’immagine del Salvatore, come attesta Eusebio, e Niceforo aggiunge che San Luca fu il primo che dipinse in modo meraviglioso l’immagine di Cristo e della Beata Vergine. Ecco le sue parole: « E l’apostolo Luca, accintosi all’impresa, le dipinse accuratamente con le sue proprie mani ».

Federico Borromeo, De Pictura Sacra, testo e traduzione di Carlo Castiglioni, Sora, 1932, p. 85.

FedericoBorromeoNel 1610, il card Federico Borromeo, a Roma per la canonizzazione dello zio Carlo Borromeo, ebbe come guida il canonico Giacomo Grimaldi. Tra i due ci fu uno scambio di corrispondenza in parte conservata alla Biblioteca Ambrosiana. Il Grimaldi stese per il cardinale anche una copia del suo libro sul Velo della Veronica (Opusculum de sacrosancto Veronicae sudario ac lancea) datato 1620. Nonostante questo, nel suo trattato sulla pittura sacra, del 1624, Federico Borromeo non cita la reliquia romana. Cita, invece, il Mandylion di Edessa pur senza sbilanciarsi sulle origini miracolose del ritratto e il Volto Santo del Laterano allora considerato opera di San Luca. Inoltre, per la galleria dei ritratti nella Biblioteca Ambrosiana, fece eseguire una copia del Mandylion/Salvatore del Mondo; mentre, per il Museo che stava allestendo, non scelse nessuna riproduzione del Mandylion né della Veronica.

Questo assoluto silenzio verso la Veronica romana, mantenuto da chi aveva avuto un accesso privilegiato alla sua storia, dimostra quanto, già nel 1600, fosse ritenuta incerta l’autenticità della reliquia medievale.