1935

Samuel Beckett, Enueg II, 1935.

Enueg II

world world world world

and the face grave
cloud against the evening

de morituris nihil nisi

and the face crumbling shyly
too late to darken the sky
blushing away into the evening
shuddering away like a gaffe

veronica mundi
veronica munda
give us a wipe for the love of Jesus

sweating like Judas
tired of dying
tired of policemen
feet in marmalade
perspiring profusely
heart in marmalade
smoke more fruit
the old heart the old heart
breaking outside congress
doch I assure thee
lying on O’Connell Bridge
goggling at the tulips of the evening
the green tulips
shining round the corner like an anthrax
shining on Guinness’s barges

the overtone the face
too late to righten the sky
doch doch I assure thee

Sembra che questa poesia sia stata scritta in risposta a “Veronica’s Napkin” di Yeats.

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Testo in italiano

BeckettYoung In quest’atto unico di Beckett, scritto originariamente in francese (Fin de partie, 1955) e tradotto in inglese dallo stesso Beckett, considerato uno dei capolavori del teatro dell’assurdo, ci sono per la critica ovvi riferimenti al Velo della Veronica.

Endgame si apre con uno dei protagonisti, Hamm, che ha il volto coperto da un telo insanguinato (“a large blood-stained handkerchief over his face”).

Le prime parole del dramma, pronunciate dal secondo protagonista, Clov, sono “Finished, it’s finished, nearly finished, it must be nearly finished”, eco del “tutto è compiuto” di Gesù sulla croce.

L’opera si chiude con Hamm che dispiega il fazzoletto davanti al pubblico e poi se lo rimette sulla faccia.

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Mondo mondo mondo mondo
e il volto tomba nuvola contro la sera
de morituris nibil nisi.

E la faccia si disfa timidamente
troppo tardi per oscurare il cielo
arrossendo nella sera
rabbrividendo come una gaffe

Veronica mundi
Veronica munda
asciugaci il volto per amore di Cristo

sudando come Giuda
stanco di morire
stanco dei poliziotti
i piedi in marmellata
sudando copiosamente
il cuore in marmellata
fumo più frutta
vecchio cuore vecchio cuore
che erompe dal congresso
eppure ti assicuro
sdraiato su O’Connell Bridge
guardando stupito i tulipani della sera
i tulipani verdi
che brillano all’angolo come il carbonchio
che brillano sulle chiatte della Guinness

la sfumatura il volto
troppo tardi per rischiarare il cielo
eppure eppure ti assicuro

Samuel Beckett,  Endgame (1957)