1997

1900

“What was it you called it again?

“Vernicle.”

“I was confusing it with the word ‘votive’ – knew it began with a Vee – like a votive mass or a votive candle. What does it mean?”

“A vernicle is a pilgrim’s medal. Chaucer’s Pardoner had one sewn on to his hat to show where he’s been”.

Bernard Mac Laverty, Grace Notes, Jonathan Cape, London 1997, p. 104

Each important shrine in Europe produced its own bagde – a vernicle. The word appealed to her – it had a good ring to it. Proof that you’d been there. In a land of devastation. At the bottom of the world. And come through it – just. She’s brought back evidence in the shape of a piece of music. Vernicle. [..]

She looked the word up in the dictionary and found it was also a representation of the face of Christ impressed on Veronica’s handkerchief. Or any image of Christ’s face made by an artist and used for devotional purpose. But she didn’t allow this to put her off using the word for a title.

Bernard Mac Laverty, Grace Notes, Jonathan Cape, London 1997, p. 245

Bernard MacLaverty.jpg“Come hai detto che l’ha intitolato?”

Veronica.

“Chissà perché, pensavo alla parola ‘votivo’. Sapevo che iniziava con una v e mi veniva in mente una messa votiva o una candela votiva. Perché Veronica?”

“La veronica è la medaglia dei pellegrini. Il venditore di indulgenze di Chaucer ne aveva una cucita sul cappello, per mostrare dov’era stato.”

Bernard Mac Laverty, Donna al piano, traduzione italiana di Giuliana Zeuli, Guanda, Parma 1999, p. 100

Tutti i santuari più importanti in Europa avevano un proprio emblema, una veronica. Le piaceva quella parola, le suonava bene. Era la dimostrazione di esserci stati. In una terra di desolazione. In capo al mondo. E di essere riusciti a tornare, per un pelo. La prova che lei aveva portato indietro con sé era un brano di musica. Veronica. [..]

Cercò la parola nel dizionario e vide che era l’immagine del volto di Cristo impressa sul velo di Veronica. O qualsiasi altra immagine del volto di Cristo realizzata da un artista e usata come oggetto di devozione. Ma non si lasciò scoraggiare e decise comunque di usare quella parola come titolo.

Bernard Mac Laverty, Donna al piano, traduzione italiana di Giuliana Zeuli, Guanda, Parma 1999, pp. 228-229

Segnalato da Manu