Veronica (insegna di pellegrinaggio dipinta), part., Santi Antonio abate, Rocco e Sebastiano, affresco, 1450-1499, Romitorio di San Pietro, Redondesco (Mn), Italia.

Le prime testimonianze di una chiesa dedicata a San Pietro risalgono alla alla fine del XII secolo. Nel Quattrocento la chiesetta di San Pietro venne ampliata, allungata, e decorata internamente da episodi ad affresco di un certo interesse. Poi, quasi improvvisamente, venne abbandonata dagli ordini religiosi, con conseguente interruzione delle sue funzioni liturgiche. È a questo punto che San Pietro cominciò a essere punto di convergenza di chierici vaganti e di eremiti, da cui deriva l’ancor oggi appellativo di Romitorio. I “romiti” alternavano periodi di presenza con intervalli di trascuratezza, nei quali non venne però mai meno l’attaccamento del popolo alla piccola chiesa.
L’architettura attuale della chiesa di San Pietro si presenta con una forma semplice e pulita, tipica delle chiese medievali. Una chiesa ad aula con facciata a capanna, coronata da un’abside semicircolare e di un tetto a capriate lignee. La parte absidale risale interamente alla fabbrica del XII secolo, così come la sezione inferiore del campanile. Il campanile leggermente a tromba è uno dei rari esemplari dell’epoca romanica ancora sussistenti in Italia.
La facciata, col portale a ogiva e l’oculo, risale al XV secolo. Appartengono alla seconda metà del Quattrocento anche buona parte degli affreschi che decorano le pareti e l’abside, stilisticamente riconducibili ad ambiti di maestranze itineranti lombardo-bresciane. Si tratta di immagini illustranti episodi evangelici e raffigurazioni della Vergine e dei santi più noti nelle campagne lombarde. San Rocco, tra i santi Antonio e Sebastiano, protettore dalla peste, nel consueto abito da pellegrino, presenta due insegne della Veronica romana, le chiavi e la conchiglia di san Giacomo.

Sugli affreschi ricorrono firme e scritte. Alcune ricordano il decesso di un amico: “Adì 6 lulio 1589 fu morto Domenico Gandolfo deto el sico”; o eventi di più ampio respiro come ad esempio: “Adì 22 Febrajo 1550 morì il S. Duca Francesco Sechondo de Mantua” (Francesco II, che non era duca, era morto trent’anni prima); Napoleone è citato in due graffiti: “Il giorno 6 Magio 1805 ingresso di Napoleone primo nel Regno”; “Napoleone l’anno 1814 fu condanato al sogiorno all’isola dell’Elba”.






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