1489

Santa Faz, Monastero de la Santa Faz, Monasterio de la Santa Faz, Alicante, Spagna.

Il reliquiario della Santa Faz di Alicante,  mostra su una faccia un volto scuro e sull’altra una Madonna col Bambino. La reliquia secondo la tradizione è conservata all’interno  nascosta dalle due immagini. La Santa Faz non è stata oggetto di moderni esami scientifici. Nel 1889 una ricognizione la definisce come una tela di garza di lino di circa settanta centimetri quadrati con ombre e macchie di sangue conformi alle caratteristiche di un volto e, dipinti artificialmente, gli occhi, il naso e la bocca.

Secondo la tradizione  il velo sarebbe stato venduto a papa Niccolò V nel 1453 dalla famiglia imperiale di Bisanzio, e poi donato da un anonimo cardinale al sacerdote spagnolo Mosen Pedro Mena che lo portò ad Alicante nel 1489. L’immagine non fu inizialmente valorizzata, furono il miracolo della lacrima e del triplice volto che legarono la cittadina alla Santa Faz con una devozione che è ancora oggi impressionante (la romeria, il pellegrinaggio tradizionale del secondo giovedi dopo Pasqua ha visto muoversi nel 2016 più di 200.000 persone).

La Santa Faz, come il Santo Volto di Jaen, pretende un rapporto particolare con la veronica romana. Secondo la tradizione, l’immagine non è una semplice copia, ma una parte del velo della Veronica che la veronica ripiegò in tre per pulire il volto di Cristo e sul quale rimasero quindi impresse tre impronte del volto.

In letteratura l’episodio dell’incontro con la Veronica col particolare del velo triplicato lo troviamo nel 1390 e si diffonderà solo nel XVI secolo grazie al gesuita spagnolo Salmeron. Per il Dobschütz la leggenda è nata per legittimare l’autenticità del Santo Volto di Jaen.

L’immagine è custodita nel Monasterio de la Santa Faz, a 5 chilometri da Alicante, in una cappella costruita nel 1611 e decorata tra il 1677 e il 1680 dallo scultore José Vilanova, il doratore Pere Joan Valero e il pittore Juan Conchillos.

Il racconto dell’arrivo e dei primi miracoli della Santa Faz

Nel 1483 papa Sisto IV inviò una parte del velo della Veronica a Venezia come consolazione e protezione della città  colpita da una terribile epidemia di colera (1479). Terminata l’epidemia, dopo ripetute richieste del papa, i veneziani  rimandarono il velo della Veronica a Roma attraverso il loro cardinale (di cui è ignoto il nome). Il papa morì prima dell’arrivo del cardinale e questi decise di tenere per sé la reliquia.

Recatosi poi in Spagna venne ospitato dal sacerdote Mosén Pedro Mena, della città di San Juan. Mosén Pedro divenne segretario del cardinale e ricevette in cambio dei suoi servizi una cassa di cedro con molti doni, tra i quali la preziosa reliquia. La reliquia, di garza o di filo di cotone fine, conservava impresse le guance, la fronte e la barba di Gesù, con alcune macchie che sembravano sangue.

Mosén Pedro Mena, forse temendo che le autorità ecclesiastiche ne avrebbero reclamato la custodia, non parlò a nessuno della reliquia e la conservò nella cassa. Solo occasionalmente apriva la cassa per necessità di qualche oggetto liturgico per le celebrazioni parrocchiali. Ogni volta che apriva la cassa si meravigliava di trovare sempre il velo al di sopra di tutti gli altri oggetti, essendo invece sicuro di non essersi curato di dargli tanta considerazione.

Stupito dal ripetersi dell’insolito fenomeno, Mosén Pedro Mena informò gli altri sacerdoti ed offrì il velo alla devozione collocandolo su una tavola. Da subito si accese tra i parrocchiani una forte devozione per la reliquia che si accrebbe col primo miracolo nel 1489 in occasione di una processione indetta per implorare la cessazione della siccità.

La processione fu indetta il 17 marzo tra la parrocchia di San Juan e la Cappella de Los Ángeles situata presso al Convento di Nostra Signora de los Ángeles, antica Patrona di Alicante. Il francescano padre Villafranca portava il velo mentre Mosén Pedro Mena organizzava i devoti che si aggiungevano lungo il cammino. Giunti nei pressi  del burrone di La LLoixa (Juncaret), di fronte al paese di Benimagrell, Padre Villafranca sentì un enorme peso che gli impediva di avanzare. Inchiodato al suolo alzò gli occhi sul velo e vide una lacrima cadere dall’occhio destro del Volto Santo, una lacrima che si ingrossò tanto da essere visibile da tutti i fedeli. La gente cominciò a gridare “Volto Divino, misericordia!”. Il giudice della città, D. Guillén Pascual, si avvicinò per verificare se la lacrima fosse vera, la toccò e al tocco questa si sciolse. (D. Guillén Pascual, era il proprietario dei terreni del burrone di La LLoixa, e ne fece poi dono per la costruzione della chiesa dedicata al Santo Volto.)

Il clero e il popolo stupiti per il miracolo della lacrima inviarono un messo ad Alicante per comunicare l’avvenuto. Costui si incontrò lungo la strada con un inviato del Cabildo che, avendo ricevuto notizie confuse, voleva comprendere cosa fosse accaduto. I due erano acerrimi nemici e si erano giurati di uccidersi, ma impressionati dal miracolo della lacrima e dal potere del Volto Divino, si perdonarono e innalzarono in quel punto la croce oggi conosciuta come “Creu de Fusta”. Questo è considerato il secondo miracolo del Volto Santo.

La commozione popolare era molto forte, così, otto giorni dopo, il 25 marzo, allora festa di precetto, venne indetta una nuova processione di ringraziamento verso la Cappella de Los Ángeles. Il numero dei fedeli era tale da rendere impossibile la celebrazione della messa all’interno della chiesa, così frate Benito di Valencia decise che fosse celebrata all’aperto, disponendo l’altare, con la reliquia del Volto Santo, sotto un pino. Durante la predica, il frate levitò di due metri mentre i fedeli gridavano “Misericordia!”, e in quel momento nel cielo apparvero due volti uguali a quelli del velo. Dopo ciò si aprirono le nubi e iniziò finalmente a piovere.

Il miracolo del triplice volto fu da subito interpretato come una conferma che la Santa Faz era una delle tre parti del velo della Veronica.

Mosén Pedro Mena donò la Santa Faz alla città e il Cabildo ordinò che la si custodisse nel Monastero de los Ángeles.


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