fine 1500 – inizio 1600

1600

Veronica-SS-Trinita

Maestro di Ghiffa, Velo della Veronica, Ghiffa, Santuario, altare della SS. Trinità, affresco, Sacro Monte di Ghiffa.

Iconografia-della-SS-Trinita

Maestro di Ghiffa, Crocifissione e SS. Trinità eucaristica, Ghiffa, Santuario, altare della SS. Trinità, affresco.

L’affresco della SS. Trinità di Ghiffa rappresenta un motivo pittorico della fede cattolica che stava per essere abbandonato, infatti la costituzione Solicitudini nostrae di papa Benedetto XIV, del 1 ottobre 1745, disponeva la censura di questo tipo di immagini trinitarie, che erano  comunque nate nel contesto tradizionale e ufficiale della Chiesa (Benedetto XIV, dopo avere valutato gli aspetti di ortodossia di questo simbolo iconografico, in realtà si astenne dal condannare l’immagine trinitaria del “typo” Tres vidit et unum adoravit, sintetizzata da Agostino, sulla scia di Sant’Ambrogio, Contra Maximinum II, 7: PL 42, 809; perché preesistente alla Bolla e perchè l’effige rappresenta solo analogia e non realtà teologica).

Questa tipologia è strettamente collegata alle rappresentazioni della Filoxenia di Abramo, in cui, davanti alle tre figure accolte dal Patriarca, compare spesso una mensa con il ‘vitulus’ ed i pani offerti da Abramo ai tre ospiti. Nella “Trinità Eucaristica” davanti alle tre figure uguali, sedute o a figura intera e stante, compare solitamente una mensa-altare con uno o tre calici, spesso sormontati da patene con ostie; su quest’ultime, poi, appare impressa una piccola croce o addirittura la scena della Crocifissione. La sottolineatura del legame profondo ed inscindibile tra Mistero trinitario ed Eucaristia viene ribadita più volte dal Magistero nel corso dei secoli, soprattutto in seguito a posizioni poco o affatto ortodosse, in cui la realtà sostanziale dell’Eucaristia, e la sua valenza salvifica, vengono messe in dubbio o negate del tutto (cfr De Lubach 1982).

Notiamo alcuni elementi che contraddistinguono l’affresco di Ghiffa.  Innanzitutto costituisce la parte inferiore di un ‘dittico’, la cui parte superiore è occupata da una Crocifissione, in cui, oltre all’imponente figura di Cristo Crocifisso che divide in due il pannello, sono raffigurati altri quattro personaggi: la Madonna, svenuta, sorretta da una delle pie donne, San Giovanni Evangelista, la Maddalena, che giace ai piedi della croce.

Seguendo la logica post conciliare tridentina, sicuramente assunta dai committenti, si evidenzia il legame inscindibile tra sacrificio di Cristo, che offre sulla croce il suo corpo e il suo sangue per la salvezza dell’uomo, ed Eucaristia. Inoltre si afferma il nesso tra evento della croce e rivelazione trinitaria, come anche la loro attualizzazione e ripresentazione nel mistero eucaristico: attraverso l’Eucaristia, infatti, non solo assunta ma anche venerata e contemplata, partecipiamo al sacrificio di Cristo in Croce e comunichiamo alla sua rivelazione del Mistero di Dio-Trinità in un atteggiamento di adorazione e di profonda contemplazione.

Ad impreziosire il tema Trinitario ed eucaristico di Ghiffa è stata poi la scoperta fatta nel corso del restauro del paliotto dell’altare della SS.Trinità nell’ottobre 2005. Nel corso dei lavori di rimozione è ricomparso a completarne il disegno, un quarto volto di Cristo certamente coevo all’affresco. Il viso di Cristo è giovanile, non sofferente ma con il capo coronato di spine, posto all’altezza del tabernacolo e raffigurato sul fazzoletto della Veronica.

Un altro elemento di novità contraddistingue l’affresco di Ghiffa: le Tre Persone sono caratterizzate da un aspetto molto giovanile, il tradizionale nimbo è sostituito da sottili raggi luminosi e dorati, hanno il volto circondato da una corta barba e da lunghi capelli che scendono in riccioli sulle spalle e, piuttosto che i tre volumi, trattengono con la sinistra tre sfere di color azzurro, sormontate da piccole croci, simbolo della potestà divina che si estende a cielo e terra, come anche della volontà salvifica universale della Trinità, manifestata e attuata nell’Eucaristia, per ogni popolo e per tutta l’umanità. Davanti a loro, su una tavola rettangolare, rivestita di un bianco lino decorato con frange, sono collocati i tre calici, su cui poggiano le rispettive patene; non si distinguono eventuali ostie.

Le immagini che tuttora possediamo della Trinità Eucaristica risalgono, in gran parte, al periodo che va, dal XIII secolo alla fine del XV, con alcune propaggini nel XVI e XVII secolo. Questo particolare tipo iconografico ha quindi vita breve, e questo per almeno due motivi: l’immagine si poteva prestare ad una lettura popolare triteistica, in cui si rischiava di evidenziare troppo la Trinità delle Persone a scapito dell’unità della natura divina; inoltre il legame dottrinale e devozionale Trinità-Eucaristia viene espresso ancor meglio da altre rappresentazioni iconografiche come quella che definiamo Trono di Grazia, in cui Mistero trinitario e Mistero eucaristico si coniugano ancor più perfettamente, rispondendo meglio anche ai criteri di ortodossia emanati, sia in materia eucaristica che artistica, dal Concilio di Trento.

Un dato significativo ci viene inoltre offerto dalla catalogazione e localizzazione delle immagini tuttora esistenti, in territorio italiano, di Trinità Eucaristica, databili tra il XIII ed il XVI secolo. Si tratta quasi esclusivamente di affreschi, ad eccezione di due tavole e di alcune miniature, tra cui meritano una particolare menzione quella di Pacino di Buonaguida, risalente al 1330-1340, che decora la prima pagina della lauda Alta Trinitas beata22 (fig. 137); e quella attribuita a Michelino da Besozzo (fine XIV-prima metà XV secolo), inserita in un Libro d’Ore, ora ad Avignone. Riproducono la Trinità Eucaristica (escludendo l’affresco di Ghiffa), una dozzina di affreschi giunti fino a noi. Ma possiamo immaginare l’esistenza di altri affreschi dello stesso tipo, distrutti soprattutto in seguito alle disposizioni del Concilio di Trento. L’affresco di Ghiffa, per la sua tradizionale collocazione alla fine del XVI – inizi del XVII secolo, rappresenta l’epilogo della serie di rappresentazioni rintracciate finora, ma si inserisce chiaramente in un discorso devozionale ed iconografico che ha nel territorio circostante uno degli ambiti di maggior diffusione.

MariaVergineAssuntaArmeno

Armeno, Chiesa della Beata Vergine Assunta, Trinità, affresco, XV secolo.

Un caso di  Trinità tricefala su un unico corpo, è invece quello della chiesa romanica di Maria Vergine Assunta ad Armeno, sul lago d’Orta, già segnalata dalla Rigaux nel 1997 e attribuita alla bottega di Giovanni Da Campo (sec. XV). Essa presenta le tre teste aureolate e sorridenti unite ad un unico corpo a due braccia, con una mano benedicente e l’altra che regge un calice, allusione al mistero eucaristico, particolari che simili a quelli della tipologia della Trinità a tre figure identiche di Ghiffa.

Curiosamente, nessuna delle visite pastorali sembra aver fatto caso all’affresco. Il vescovo Volpi, nel 1629, assicurava che nulla di profano era dipinto nella chiesa, ma, nella stessa visita ordinava di cancellare un affresco posto sotto l’arco all’inizio della navata settentrionale, raffigurante il Sudario della Veronica e una pittura raffigurante il calice con l’ostia posta nel mezzo del baldacchino che copriva il pulpito. Se questo secondo ordine poteva giustificarsi con la tradizione, che prevedeva in quel luogo la colomba dello Spirito Santo, ignoriamo il motivo del primo provvedimento, collegabile ai provvedimenti emanati da Paolo V, Gregorio XV e Urbano VIII, che vietavano la riproduzione del Volto Santo conservato in Vaticano senza speciale licenza papale o, nel caso di Urbano VIII, ne ordinavano la distruzione. L’ordine vescovile non venne tuttavia rispettato, tanto che dovette essere ribadito dal vescovo Tornielli nel 1639.

Anche in Ossola, e dello stesso periodo, si conosce il “trivultus” affrescato su una cappelletta devozionale a Fondovalle di Formazza. L’immagine, designata come “THINITA”, riprende il modello di sovrapposizione dei tre volti barbati, con tre nasi e quattro occhi. Un’ iscrizione sottostante riporta il nome del committente, Carlo Antonio Matli, e la data, 1750. Nella cappella è dipinta la Crocifissione, al di sotto della scritta posta al centro dell’arco, è raffigurato il Volto Santo della Veronica sorridente

Cfr. L’Iconografia della SS.Trinità nel Sacro Monte di Ghiffa, Atti del Convegno Internazionale, Verbania, Villa Giulia,  23-24 Marzo 2007.

Segnalato da Cate