1950

Georges Rouault, Velo della Veronica, olio su tela, 1950, Francia. Museo Baroffio e del Santuario del Sacro Monte, Varese.


L’opera, autenticata sul retro dalla figlia dell’artista Isabelle, può essere ascritta alla fase matura del pittore. Il volto di Cristo, soggetto caro a Rouault, si presenta quasi immagine impressa sul velo della Veronica. La linea del naso sottolinea l’allungamento del viso contornato dalla barba e dai capelli neri. Lo stesso nero individua i grandi occhi che, malgrado le palpebre abbassate, non paiono chiusi nel sonno della morte, ma sembrano concentrati su una pacifica visione interiore. È un volto nobile che, pur segnato dalla sofferenza, è contornato da una luce colorata, riflesso di speranza e annuncio di resurrezione.
Rouault è uno dei più grandi artisti religiosi del XX secolo. Si interroga sull’origine del male, sul destino degli uomini, sul contrasto tra apparenza e realtà. Rouault non approda mai a una visione disperata perché crede che alla colpa segue la misericordia di Dio, a cui egli dedica il Miserere, il suo più importante ciclo di incisioni; alla fallibilità del giudizio degli uomini, che ora condannano Gesù, ora innocenti senza nome, segue la certezza della giustizia divina; all’umiliazione dell’uomo oltraggiato, sia esso Cristo o un pagliaccio deriso, segue la carità di una donna che asciuga il volto di chi soffre.

(Dall‘articolo di Laura Marazzi)

L’opera è stata donata al museo del sacro Monte da Mons. Pasquale Macchi.

 


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