711

Il Sudario di Oviedo (Asturie, Spagna).

Secondo la Tradizione, è il telo con cui fu coperto il volto di Gesù durante la deposizione dalla croce e il trasporto al sepolcro. Le macchie di sangue che vi sono impresse sono compatibili, per composizione, tipo di gruppo sanguigno e diffusione geometrica, con quelle presenti sulla Sindone di Torino.

Le notizie sulla sua storia derivano dalla ricostruzione medievale di Pelagio, vescovo di Oviedo dal 1101 al 1130. Egli afferma che il Sudario, proveniente dal sepolcro di Gesù, fu custodito in Gerusalemme insieme ad altre reliquie in un’arca di legno di cedro, che lì rimase fino al tempo della conquista della città per mano dei Persiani di Cosroe II, nel 614, quando un monaco di nome Filippo fuggì portandola ad Alessandria d’Egitto. Giunti anche qui i Persiani nel 616, Filippo portò l’arca dal Nord Africa nella penisola iberica, consegnandola a san Fulgenzio, che la diede al fratello san Leandro, vescovo di Siviglia. Sant’Isidoro, anch’egli fratello di Leandro e suo successore, la donò al suo allievo sant’Ildefonso (607-667), che, quando nel 657 fu consacrato vescovo di Toledo, la portò con sé nella capitale del regno ispano-visigotico. Da Toledo, per timore degli Arabi che avevano iniziato l’invasione della Spagna nel 711, il Sudario e le altre reliquie, riposti in una nuova arca di rovere, furono trasferiti a Oviedo, nelle Asturie. Un’altra tradizione, forse più attendibile, dice invece che in quest’occasione sudario e reliquie furono nascosti in un eremitaggio sul Monsacro. Verso l’840 il re di Asturia Alfonso II il Casto (791-842) le avrebbe portate a Oviedo e fece costruire all’interno del suo palazzo la “Cámara Santa” (Camera Sacra), una cappella che da allora accoglie l’arca con le reliquie (attualmente  incorporata alla Cattedrale gotica di San Salvador, costruita nel XIV secolo).

La datazione col metodo del carbonio 14 ha datato il sudario al VI secolo. Recenti studi hanno ipotizzato che il panno fu posto ripiegato sul viso di un uomo già morto, e appuntato dietro alla testa. Una quadruplice serie di macchie, speculari su entrambi i lati del panno ripiegato, è risultata essere composta da una parte di sangue e da sei parti di liquido edematico polmonare, sostanza che si accumula nei polmoni a causa della morte per soffocamento. L’uomo cui appartiene il sangue presente sul Sudario di Oviedo è dunque morto per le stesse cause dell’uomo della Sindone. Tra le macchie si distinguono anche impronte di dita, disposte nella parte attorno alla bocca e al naso, lasciate probabilmente da chi stava cercando di arrestare il flusso di sangue dal naso dopo che il panno era stato avvolto sul capo. Oltre alle macchie di liquido edematico se ne riconoscono altre di diverso tipo, tra cui puntini di sangue causati da piccoli corpi appuntiti, forse spine.
Secondo Giulio Ricci la forma delle macchie sul sudario presenta una compatibilità “molto buona” con l’immagine del volto impresso sulla Sindone e numerosi dettagli coincidono.
Tenendo conto di quanto si è potuto osservare, si è fatta l’ipotesi che il Sudario di Oviedo possa essere il telo che servì, secondo l’usanza ebraica, a coprire il volto di Gesù nel trasporto dalla croce al sepolcro, ma che fu tolto dal volto prima che questo venisse ricoperto con la Sindone; e che, proprio perché intriso di sangue, venne lasciato (secondo le prescrizioni funebri ebraiche) nel sepolcro.

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