1350

Matteo Villani, Cronica, libro I, 58, in Breve storia dei giubilei (1300-2000), di Alfredo Cattabiani, Bompiani, Milano 1999 , 1350.

Negli anni di Cristo della sua Natività MCCCL, il di di Natale, cominciò la santa indulgentia a tutti coloro che andarono in pellegrinaggio a Roma, faccendo le viscitazioni ordinate per la Santa Chiesa alla basilica di Santo Piero e di San Giovanni il Laterano e di Santo Paolo fuori di Roma: al quale perdono uomini e femmine d’ogni stato e dignità concorse di Cristiani, maravigliosa e incredibile moltitudine, essendo di poco tempo inanzi stata la generale mortalità, e ancora essendo in diverse parti d’Europa tra’ fedeli cristiani; e con tanta divozione e umilità segueno i romeaggio, che co molta pazienza portavano il disagio del tempo, ch’era smisurato freddo, e ghiacci e nevi e aquazzoni, e le vie per tutto disordinate e rotte, e i camini pieni di dì e di notte d’alberghi; e le case sopra i camini non erano sufficienti a tenere i cavali e lli uomini al coperto. Ma i Tedeschi e li Ungheri in gregge, e turme grandissime, la notte stavano al campo stretti insieme per lo freddo, atandosi con grandi fuochi. Per li ostellani nossi potea rispondere, non che addare il pane, il vino e la biada, ma di prendere i danari. E molte volte avenne che i romei volendo seguire il loro camino, lasciavano i denari del loro scotto sopra le mense, seguendo il loro viaggio; e non era chilli togliesse de’ viandanti, infino che dell’ostelliere venia chilli togliesse. Nel camino nossi facea riotte né romori, ma comportava l’uno a l’altro con pazienza e conforto. E cominciando alcuni ladroni a rubare e uccidere in terra di Roma, da’ romei medesimi erano morti e presi, atando a soccorrere l’uno l’altro. I paesani faceano guardare i camini, e spaventavano i ladroni: sì che secondo il fatto assai furono sicure le strade e’ camini tutto quell’anno. […]

Le vie erano sì piene al continovo, che convenia a catuno seguitare la turba appiede e a ccavallo. I romei ogni di della visitazione offerevano a catuna chiesa, chi poco e chi assai come li parea. Il santo sudario di Cristo si mostrava nella chiesa di San Piero, per consolazione de romei, ogni domenica, e ogni dì di festa solenne; sicché la maggior parte di romei il potevano vedere. La pressa av’era al continovo grande e indiscreta. Perché più volte avenne, che quando due, quando quattro, quando sei, e talora fu che dodici vi si trovarono morti dalle strette, e dallo scalpitamento delle genti. I Romani tutti erano fatti albergatori, dando le sue case a’ romei accavallo, togliendo per cavallo il dì uno tornese grosso, e quando uno e mezzo, e talvolta due, secondo il tempo; avendosi a comprare per la sua vita e del cavallo ogni cosa i romeo, fuori che il cattivo letto. I Romani per guadagnare disordinatamente, potendo lasciare avere abondanza e buono mercato d’ogni cosa da vivere a romei, mantennero carestia di pane e di vino e di carne sì tutto l’anno, facendo divieto che mercatanti non vi conducessono vino forestiere, né grano né biada, per vendere più cara la loro. […]

E ne l’ultimo, accio ché niuno che fosse a Roma e non avesse tempo a fornire le visitazioni rimanesse senza la grazia, sanza indulgenzia de’ meriti della passione di Cristo, fu dispensato fino all’ultimo dì, che catuno avesse pienamente la detta indulgenzia.

La narrazione si riferisce al Giubileo del 1350. La Cronica, di Matteo e Filippo Villani, in 11 libri, riparte lì dove si era bruscamente arrestata quella del fratello di Matteo, Giovanni, morto nell’epidemia di peste nera del 1348. È dunque la rigorosa narrazione dei fatti contemporanei a Matteo fino all’anno della sua morte, nel 1363, durante la nuova ondata di peste.

Segnalato da Manu


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