XIV

Epistula Lentuli ad Romanos de Christo Jesu, apocrifo, 1350-1400, Roma, Italia.

Un certo Lentulo, romano, ufficiale al servizio dei  Romani nella provincia della Giudea all’epoca di Tiberio Cesare visto Cristo e osservate le sue opere meravigliose – la predicazione, i miracoli senza fine e altre cose stupende a suo riguardo -, così scrisse al Senato romano:

« È apparso in questi tempi e vive ancora un uomo di grande potere, di nome Gesù Cristo, chiamato dai gentili profeta verace e dai suoi discepoli Figlio di Dio. Risuscita i morti e guarisce le malattie. E’ un uomo di media altezza, grazioso, dall’aspetto dignitoso. Chi lo guarda lo può amare e temere. I capelli sono nocciola avellana non matura e scendono dolcemente fino alle orecchie, dove si trasformano in anelli ricciuti, alquanto più cerulei e appariscenti, ondeggiati sulle spalle.  La testa è pettinata in due parti a metà, alla maniera dei Nazirei. La fronte è ampia e molto distesa; la faccia è senza rughe o difetto, ed è resa bella da un tono di rosso. Il naso e la bocca sono impeccabili; la barba è densa e presenta il colore dei capelli; non è lunga, ma un po’ biforcata al mento. L’espressione è semplice e matura, gli occhi azzurri, variopinti e chiari.  e brillanti. Terribile nel rimproverare, gentile nell’ammonizione e amabile, ilare ma dignitoso.

Ha pianto molte volte; non ha mai riso. Di statura slanciato e retto, con mani e braccia piacevoli al vedersi. Grave nel parlare, riservato e modesto, tale da esser chiamato giustamente, al dire del Profeta: il più bello dei figli degli uomini. »

La lettera di Lentulo è un apocrifo attribuito a Publio Lentulo, supposto funzionario della Giudea e predecessore di Ponzio Pilato, che ragguaglia il Senato romano circa l’aspetto fisico di Cristo. Il testo è sempre stato considerato apocrifo, se fosse reale infatti sconfesserebbe anche il vangelo di Luca secondo cui la predicazione di Gesù iniziò quando Pilato era già in carica (cfr. Luca 3:1-2). La lettera fa parte di un gruppo di testi di carattere storico, considerati validi perché descrivevano l’aspetto fisico di Gesù “visto dai testimoni”, che si diffusero verso la fine del XV secolo per orientare gli artisti verso la “vera immagine” del Salvatore. Alla lettera di Lentulo si ispirarono molti artisti, soprattutto del Nord.

Nella sua forma attuale il testo dipende forse dal testo greco di Niceforo Callisto e probabilmente dal Testimonium Flavianum e non pare anteriore al XIII-XIV secolo. La prima citazione  si legge nella Vita Iesu Christi di Ludolfo di Sassonia (1300-1370) stampata a Colonia nel 1474.

La lettera è scritta in latino, la traduzione italiana è tratta da George Gharib, Le icone di Cristo, Città nuova, 1993, p. 70.

 


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