1476

Rodrigo de Osona, Retablo de la Crucifixión, retablo, olio su tavola di pino, 1476, iglesia de San Nicolás, Valencia, Spagna. Museo di Belle Arti di Valencia.

La pala del Calvario, opera di Rodrigo de Osona datata 1476 è stata realizzata per la chiesa parrocchiale di San Nicola a Valencia. È composta da un unico pannello centrale sormontato da un arco a tutto sesto e, in basso, da una predella con cinque scene. Il pannello principale raffigura il Calvario con la Vergine Maria soccorsa dalle Pie donne, san Giovanni Evangelista e un gruppo di profeti.

La Crocifissione o Calvario si presenta come un “grande spettacolo”, con una folla che invade il luogo dell’azione. Cristo ha già ricevuto il colpo di lancia ed è morto. Fino all’XI secolo il Cristo in croce veniva rappresentato vivo. il cambiamento viene attribuito alla trasformazione della sensibilità cristiana influenzata da san Francesco d’Assisi, dallo Pseudo-Bonaventura e dalle Rivelazioni di santa Brigida. Le sofferenze della Passione volevano commuovere i fedeli, come suggeriva la Devotio moderna, un movimento spirituale di origine fiamminga ma diffuso in tutta Europa. Questa fu una delle correnti spirituali più importanti a Valencia durante il periodo degli Osona, insieme all’Osservanza Mendicante, che difendeva una religiosità intima e soggettiva.

Il Cristo è coperto da un velo leggero, quasi trasparente. La tradizione deriva dai vangeli apocrifi che narrano che la Vergine, vedendo il figlio spogliato, gli abbia consegnato il suo velo per coprirsi.

All’interno del gruppo degli spettatori, Réau distingue tra coloro che piangono e coloro che sono curiosi. Il primo gruppo includerebbe le figure di destra: la Vergine svenuta sostenuta dalle Pie Donne e san Giovanni. La Vergine e san Giovanni sono stati considerati, fin dal Medioevo, rappresentazioni del Sole e della Luna, della Chiesa e della Sinagoga.

Il vivace e vasto paesaggio presenta alcuni soldati, due figure che s’avvicinano portando una scala e due spettatori che osservano la crocifissione. Seguendo il percorso del sentiero, incontriamo un gruppo di persone che emergono da dietro una roccia rivolte verso la Veronica che ostende il velo con il volto santo, accompagnata da due donne. A causa dell’influenza delle rappresentazioni dei Misteri, la donna appare verso la fine del XV secolo, nell’atto di asciugare il volto di Cristo sulla via del Calvario, ottenendone in ricompensa il Volto Santo impresso sul velo. Il volto sul velo appare scuro.

L’opera attesta la stima per i modelli fiamminghi, in particolare della cerchia di Dirk Bouts. I dettagli aneddotici, come le due lumache, la carta bianca per la firma o il cane morto, in primo piano sono tutti elementi caratteristici dello stile ispano-fiammingo.

Cfr. Raquel Valero Alcaide, Universitat de València

Nella chiesa la Veronica è rappresentata anche nella cappella di San José e in quella di San Giuda Taddeo.

Segnalata da Elena Bertoletti


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