1527

«le reliquie sante sono andate in dispersione. Il volto santo è stato robato et passato per mille mani, et andato ormai per tutte le taverne di Roma» (I diari di Marino Sanuto, messere Urbano alla duchessa di Urbino);

«Fu rubato e messo in vendita nelle osterie di Roma il sudario della Veronica cotanto venerato in tutto il medio evo» (Storia dei papi di Ludwig von Pastor, libro III);

«Bruciato la cappella grande di san Pietro et di Sixto, bruciato il Volto Santo» (von Pastor, lettera dal cardinale Giovanni Salviati a Baldassarre Castiglione, datata 8 giugno 1527).

6 maggio 1527, il sacco di Roma

Il 6 maggio 1527 il papa paga la sua alleanza con i francesi. Truppe imperiali al comando di Carlo di Borbone e 14.000 lanzichenecchi al comando dei Frundsberg entrano in Roma massacrando la popolazione e saccheggiando per 9 mesi la città. In attesa della firma delle condizioni di pace con il papa Clemente VII, a Ferdinando Alarcòn fu affidato il compito di comandare il presidio spagnolo a Castel Sant’Angelo dove il papa era prigioniero. Da parte dell’esercito imperiale fu deciso “che ‘l Papa dovesse stare in castello nel maschio cum tutti li cardinali perfino se scrivesse all’Imperatore et intendere la volontà sua, et che nel maschio dovesse star solum Larçon (Ferdinando Alarcòn) et la sua famiglia per guardia, et abasso nel circuito dovessini star 200 fanti, 100 spagnoli et 100 lanzinech et che le parte fussero in guardia sua…” (Leonardo Santoro).

Durante il Sacco moltissime reliquie vengono trafugate o distrutte, diverse fonti indicano tra di esse anche la Veronica. Pompeo Colonna entrato in Roma qualche giorno dopo l’inizio del sacco, visto quel “cadavere di città”, si riconciliò piangente con Clemente.

Graffito dei Lanzichenecchi sull’affresco della Disputa del SS. Sacramento di Raffaello.

 

 


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