1630-58

Philippe de Champaigne, Velo della Veronica, olio su tela, 1630-1654, Francia. Collezione privata Sotheby's.

 

 

Solo delle incisioni attestavano l’esistenza di questa versione del Velo della Veronica, sinora sembravano sopravvissute solo due versioni del Velo della Veronica dipinte da Philippe de Champaigne: un pannello databile del 1630 in una collezione privata (36 x 28 cm) e un altro, ora nel museo di Brighton, del 1658.
Sulla sporgenza di pietra è la scritta “DEDI GENAS MEAS VELLENTIBUS FACIEM MEAM CONSPUENTIBUS”. L’artista sembra essere stato ispirato da un brano dell’Antico Testamento (Isaia 50, 6). Sotto l’iscrizione Philippe de Champaigne presenta la corona di spine, come nell’Ecce Homo del Museo del Louvre, inciso nel 1654.

Nel 1654 Barthélemy Kilian eseguì un’incisione con il bulino dell’opera permettendoci di specificare la datazione. Un Velo della Veronica sotto il quale è posta la corona, è stato inciso anche da Nicolas de Plattemontagne, allievo di Philippe de Champaigne, in una data sconosciuta. Queste incisioni che hanno contribuito all’autenticazione del dipinto ritrovato, forniscono anche informazioni sull’attenzione e la devozione popolare per tali opere. Solo queste possono spiegare la molteplicità delle rappresentazioni e delle copie mediante incisione del soggetto.

Il Cristo con la corona di spine è l’iconografia più diffusa nella pittura fiamminga dal XIV al  XV sec., Philippe de Champaigne fu uno dei primi artisti a introdurlo in Francia, quando il Concilio di Trento richiedeva la creazione di una nuova iconografia.

Fonte Sotheby’s

 

 

 


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