1648

Bastien Prigent, Roland Doré, Santa Veronica con il velo, part., calvario monumentale, scultura in pietra, 1648, église Sainte Marie-Madeleine, Dinéault, Francia.

È ricorrente nei Calvari bretoni la figura di San Francesco che mostra le stimmate, un santo a cui il ducato di Bretagna era molto legato. Era il Patrono di Francesco I, Duca di Bretagna, e la moglie, Isabelle Stuart, lo mantenne come patrono alla morte del marito. Francesco II volle il cordone francescano nel suo emblema e la figlia Anna di Bretagna creò l’ordine del Cordelière.

Le stimmate alle mani legano san Francesco al culto delle Cinque piaghe, forma di pietà adottata anche dai domenicani e dai laici nobili e borghesi seguaci di una devozione più intima centrata sulla Passione di Cristo (devotio moderna). Il culto iniziò a diffondersi nel XIV secolo, santa Gertrude meditò su queste cinque piaghe e le vide splendere come il sole. Ma più commovente delle piaghe di Cristo è il sangue che sgorga da queste ferite di cui una sola goccia aveva salvato migliaia di anime.  Santa Brigida, Santa Gertrude e la beata Angela da Foligno vedono questo sangue scorrere come un fiume. Coi Crociati alcune gocce del sangue divino arrivarono in Occidente in reliquiari di cristallo. Sembrò che si fosse finalmente trovato il Santo Graal. A Bruges, nella piccola cappella di Thierry d’Alsace, ogni cristiano poteva vedere il sangue che aveva salvato il mondo. Ben presto ci furono gocce del Preziosissimo Sangue in Francia, in Italia, in Germania e in Inghilterra. Il Sacro Sangue dell’abbazia di Fécamp era stato ritrovato nascosto nel tronco di un antico fico che il mare aveva gettato sulla costa. Il fico veniva dalla Terra Santa, e fu proprio il nipote di Giuseppe di Arimatea, Isacco, a racchiudere la reliquia nella corteccia dell’albero. Così le poesie del Santo Graal divennero feconde e diedero origine a vere e proprie meraviglie.

La contemplazione della Passione divenne un esercizio spirituale di identificazione e imitazione di Cristo, la ferita sul costato è il punto focale di questa devozione sensoriale.  È essenziale mostrare, toccare e baciare la ferita nella realtà della sua lunghezza e larghezza. I calvari bretoni, che fiorirono nei secoli XV e XVI, divennero i nuovi veicoli, accessibili a tutti, della devozione: la contemplazione delle ferite del Crocifisso, e del Cristo morto tra le braccia della Vergine, tra gli angeli che ne raccolgono il sangue e la Maddalena inginocchiata sotto la croce sul cui volto scorrono lacrime scolpite.

Foto Anna Dall’Ora per Il Volto Ritrovato

Notizie jean-yves cordier


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