1656

Padre Giovanni Gregorio di Gesù Maria, Pretorio di Pilato e Calvaro, lib 17, 1656, Napoli, Italia.

“Si vede in esso il capo tutto spinato, la fronte insanguinata, gonfi gli occhi e di sangue ripieni, livida e annerita la faccia, e nella guancia destra, oltre le lividure, vi si scorge quasi stampata la ferrata mano di Malco, che in casa di Anna lo percosse, e nell’altra più macchie di sputi; il naso schiacciato e insanguinato, aperta la bocca e pur di sangue ricolma, con gli denti smossi, barba pelata e gran capelli svelli.”

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Il volume raccoglie le letture sulla passione di San Giovanni predicate nel Duomo di Milano. La descrizione del velo della Veronica di Giovanni Gregorio è forse la prima post Concilio di Trento. Il testo sembra voler essere un aiuto alla meditazione più che una descrizione fisica, ma nell’insieme tratteggia il volto sofferente con occhi e bocca aperta delle veroniche/reliquie da contatto che da Roma si diffondono in tutta Europa dalla metà del XVII secolo alla metà del XVIII eseguite forse da pittori di genere. È una iconografia che crea una forte soluzione di continuità con la veronica dello Strozzi donata da Paolo VI alla corte di Vienna e che è al centro del non ancora risolto giallo dell’ordinanza di Urbano VIII. Contemporanea a questa descrizione artisti che operano a Roma come Mattia Preti e Marco Benefial, rappresentano il volto di Cristo come un’indistinta maschera di sangue.

Questa descrizione, intesa come descrizione fisica della reliquia di San Pietro, sarà inserita dal Piazza nell’Emerologio alla  voce Santa Veronica del 4 febbraio.

 


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