XVII

Volto Santo di Tagliacozzo, olio su tela, 1600-1699, Monastero Santi Cosma e Damiano, Tagliacozzo (Aq), Italia.

Secondo una tradizione non documentata, il dipinto fu donato all’Università di Tagliacozzo tra il XVII e il XVIII secolo, con l’impegno di festeggiarlo almeno una volta l’anno. Il donatore era un discendente della famiglia Colonna, signori di Tagliacozzo dalla caduta degli Orsini (1497) all’abolizione del feudalesimo (1806).

La documentazione più antica, attestante l’esistenza di questa festa è sul registro dei Parlamenti, dove, in un Consiglio generale dell’Università del 27 dicembre 1763, viene citata, tra le altre, la “Processione del Volto Santo nell’ottava di Pasqua”.

Sul retro della tela si leggono due iscrizioni:

«Questa Sacratissima Immagine l’ha toccata il Sacratissimo Volto Santo di Nostro Signore Gesù Cristo che si conserva nella Basilica Vaticana di San Pietro in Roma ed è la sua Vera Effige».

«Questa sacra Effige nel luglio del 1896 fu fatta restaurare dal Prosindaco D. Giuseppe Valentini.»

Dopo la parentesi delle copie dello Strozzi conclusa col divieto di Paolo IV e Urbano VIII di replicarle, dalla seconda metà del Seicento viene realizzata, probabilmente a Roma,  questa nuova variante della reliquia romana in cui ritorna la rappresentazione del sudario, dipinto come un pesante drappo con due cocche annodate. Il volto di Cristo ha occhi e bocca aperta coi denti visibili, l’espressione è sofferente, la fronte è insanguinata ma non presenta la corona di spine. La scritta sul retro  indica che il Volto Santo è da considerarsi una reliquia a contatto.

Volti Santi dalle stesse caratteristiche iconografiche sono a Utrecht,  Bruges, Spagna,  Schwarzenfeld, BolzanoRoma.

Una recente ipotesi suggerisce che i Colonna, signori di Tagliacozzo e di Manoppello, possano aver replicato il dono di un diverso Volto Santo alla cittadina di Tagliacozzo per sviare l’attenzione dal Velo di Manoppello. Questo significherebbe che per oltre un secolo essi avrebbero tramandato segretamente la notizia di aver trafugato la veronica romana e di custodirla a Manoppello. Sarebbe interessante cercarne tracce nel loro archivio.

 


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