1763

1700

Nel 1763 il gesuita José Fabian ha difeso la Santa Faz come uno dei veli della veronica nel volume Disertación histórico-dogmática sobre la sagrada Reliquia de la Ssma. Faz de N.S. J.C. venerada en la Ciudad de Alicante.

«Si oppone a questa verità l’autorità degli Illustrissimi Gonzaga e Vadingo, come altri che lo hanno preso da essi, che dicono che la Santa Faz di Alicante è impressa su tela di seta, cioè tafetan. Queste sono le parole dell’Ill.mo Gonzaga: Veronicae Imaginem serico impressas. In verità non è così, ma è stata impressa su una tela di lino, o almeno di cotone finissimo, come se fosse una finissima garza. La qual cosa è evidente a coloro che guardano da vicino la Santissima Faz e possono vedere, senza difficoltà, i fili incrociati della trama e dell’ordito, nella forma propria della tessitura. Coloro che hanno continuato con questo inganno, senza tuttavia spiegare, e senza riferire i miracoli già narrati, specialmente quello dell’apparizione degli altri due volti, se ne convincono e non vogliono ammettere che questo di Alicante è il terzo volto,  e tanto originale come quello di Roma e di Jaén. Se l’avessero guardata, con attenzione, come han fatto molti altri, si sarebbero resi subito conto del proprio ingannarsi, e sapendo, come sanno tutti, che quella che c’era a Gerusalemme non si trova più in quella Santa Terra, dove resta solo la tradizione che era stata trasportata a Roma; e crederebbero così con noi e affermerebbero senza dubbio che questa è quella di Gerusalemme, e di conseguenza una delle tre.

Conferma benissimo ciò che dico una testimonianza firmata dalla mano di un cavaliere cittadino di Alicante, chiamato Don Fernando Valero, e che dice così:

“Certifico, io firmatario Don Fernando Valero, Ingeniere degli Eserciti, delle Piazze e dei Castelli della Maestà Cattolica, che nell’anno 1689, essendo stato chiesto al Magistrato di questa illustre città di Alicante di inviare a Roma una descrizione che descrivesse la simmetria e i colori della Santa Faz che è venerata delle Religiose di Santa Clara, sito nel territorio della Huerta di questo paese, ci si servì dell’intelligenza del mio Signor Padre,  Don Pedro Juan Valero, sovrintendente dell’Artiglieria, espertissimo in matematica e discipline prospettiche e pittoriche, perché sotto giuramento facesse la suddetta descrizione. E per far ciò si stabilì che nella sacrestia nel suddetto Convento, un Padre Sacerdote,  vestito con cotta e stola, estraesse dal suo reliquiario la Santissima Faz, e, tolto il vetro che la proteggeva, Don Pedro Juan Valero  la contemplò per il tempo che volle, verificando quanti punti aveva,  e giunse così alla descrizione che riassunse dicendo che la tela che recava l’immagine della Santa Faz non era tafetan, ma una garza molto fine, come era evidente; che per quel che riguardava le guance, la fronte e parte della barba, non si riconosceva il minimo segno di colore da pennello, ma solo segni come di sangue, poichè si vedevano distintamente tutti i fili del tessuto. Ma da ciò che vedeva, gli antichi, volendo dar più evidenza di volto a quella immagine, ritoccarono con pennello le ciglia, le labbra e parte della barba, come si vedeva bene. Dopo di che lo depose con riguardo e si inviò questa testimonianza a Roma, portata dalle mani del mio Signor Padre (che ne abbia gloria santa) e confesso averlo tenuto nelle mie mani, e letto ripetute volte a diverse persone. E in verità per quel che interessa al Reverendo Padre Cronista della Provincia di San Francisco della Osservanza di questo Regno di Valencia, rilascio il presente certificato, firmandola di mio pugno con il mio nome, in Alicante, 20 giugno 1732.  Don Fernando Valero.”

[…] Si aggiunge a questo ciò che abbiamo detto, riguardo alla indiscretissima devozione di chi lo ha fatto e di chi lo ha permesso, che si ritoccassero di colore con il pennello le ciglia, le labbra e parte della barba del Sacro Volto.

[…] Per il resto è fuori di dubbio che prima di queste riprovevoli e detestabili decisioni, e anche dopo, uomini degni di fede che hanno visto e venerato la Santa Faz de Jaén, dicono che quel volto e quello di Alicante sono della stessa proporzione, e di ugualissima forma, figura e materia, e che si nota solo essere un po’ rimpicciolita nel Santissimo Volto della Immagine di Alicante.

fabian[…] Questa confessione della somma imprudenza dei nostri antenati, spero che in nulla diminuirà il nostro credere che, nonostante ciò, oggi possediamo per beneficio del Cielo una dei tre Volti che il Redentore volle lasciar impresse nel triplice velo di Santa Veronica, per consolazione dei fedeli.»