1912-16

1900

« Mai Gesù mi fu più vicino, e mai n’ebbi un senso tanto tragico. In un libro disegnato or è quindici anni, sacro e sacrilego, io immaginavo che il “bellissimo nemico” discendendo dal Golgota dopo il supplizio entrasse nella casa della Veronica e quivi s’intrattenesse con la pia donna a parlare misteriosamente del Re crocifisso mentre nell’ombra la Faccia divina e dolorosa splendeva di sudore e di sangue nel sudario spiegato. Dal giorno del vostro pianto, agli interni miei colloquii col mio nascosto nemico assiste nell’ombra il sudario della Veronica. »

Gabriele d’Annunzio, Contemplazione della morte, IL VITTORIALE DEGLI ITALIANI, pag.79.

« Fino a quell’ora io aveva udito gli uomini piangere in un altro modo, e li avevo veduti con” finati e fissi nel luogo delle loro lacrime come il ferito giace nella pozza del suo sangue, e me mede/ simo dalla pietà ristretto e quasi prigione di mise/ ria. Il pianto di quel cristiano pareva sonare su la malinconia del mondo; e il Volto illividito dalle gotate, lordo di sputi e di sangue, pareva impresso nel pallido cielo come nel pannolino della Veronica, ma per me in non so che maniera indefinita e futura.

Gabriele d’Annunzio, Contemplazione della morte, IL VITTORIALE DEGLI ITALIANI, pag.53.

In una stanza della casa natia di D’Annunzio c’era un quadro raffigurante il Sudario della Veronica. D’Annunzio lo ricorda nel 1916 nel Notturno (le mura di Pescara).

«  E la sesta stazione: il sudario della Veronica.
Una voce piana dice: « È là.» Mi agghiaccia. La riconosco. È quella della serva ammirabile, della creatura fedele, nata dalle nostre glebe, allevata nella nostra casa, chiamata Maria. « È là. »
È mia madre?
Una povera povera cosa curva, una cosa informe, una cosa di miseria e di pena, abbassata, umiliata, perduta.
È mia madre?
Mi trascino ai suoi piedi, striscio sul pavimento. Sono vuoto di tutto, fuorché del terrore. Alzo la testa spasimando come se mi si spezzasse una vertebra nel collo. Alzo la testa e guardo.
Guardo quel viso.
Bisognava che la sorte mi accecasse prima.
Non era così il viso del Salvatore quando egli ebbe preso sopra di sé tutti i peccati del mondo? »

Cfr. Francesco di Ciaccia, L’insondabile personalità,  presentazione del testo  D’Annunzio e le donne al Vittoriale, Asefi Terziaria, Milano 1996.

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