1982

1900

“.. stava sulla terrazza, accanto alla toga bianca, l’uomo, una corona di spini calcata sugli occhi, un cencio rosso sulle spalle, una canna fra i polsi legati. Della faccia, solo la bocca gonfia tra i capelli grondanti sangue..”

“Il centurione”, 1921, in Morte di Adamo: Racconti. Garzanti, Milano 1956, p. 161

VI Stazione, La Veronica

Tu sei colei che avrei voluto essere io,

una semplice donna che va raccogliendo

il suo fresco bucato sul tetto – terrazza di casa

e vede passare quell’uomo sotto la croce

vacillare, cadere e non riuscire a rialzarsi

con tutti i violenti strattoni alla corda che ha al collo.

Si precipita in strada e col suo panno di lino

più fine ed odoroso deterge pian piano

quell’orrido ammasso di spine, di capelli, e di sangue.

Elena BonoPoesie Opera Omnia, Ed. Le Mani, 2007, p. 422

ElenaBonoSo di una ragazzetta che lavava lavava

So di una ragazzetta che lavava lavava

– striminzita e gobbina –

i panni della gente

nelle acque del Si Kiang.

Bianchissime le vesti

che la ragazza lavava;

di gran lunga più bianca

la sua veste interiore.

Assunte le sembianze di un Principe Reale

le promisi ricchezze

se veniva con me.

Assunte le sembianze di un vagabondo piagato

le imposi di lavare cenci e piaghe

ripagando con pietre

ed invettive.

Rifiutò le ricchezze del Principe Reale.

Con bel sorriso accolse

le pietre e le invettive

del vagabondo piagato.

Io quando sono stanco

della vostra potenza,

della vostra bellezza mal usate,

e del vostro dolore mal sofferto

e delle vostre gioie mal godute

e del vostro far male tutto quello che fate,

nelle mie proprie Sembianze

discendo al Si Kiang,

non faccio che guardare

la ragazzetta che lava.

Seguitando a lavare

alza gli occhi ogni tanto

e mi sorride.

Così mi riconcilio

e vi sorrido.

Elena Bono, da Invito a Palazzo, liriche 1982 EmmeE