1985

Jorge Luis Borges, Cristo en la cruz, in Los conjurados, Emecé Editores, 1985, Buenos Aires, Argentina.

Cristo en la cruz. Los pies tocan la tierra.
Los tres maderos son de igual altura.
Cristo no está en el medio. Es el tercero.
La negra barba pende sobre el pecho.
El rostro no es el rostro de las láminas.
Es áspero y judío. No lo veo
y seguiré buscándolo hasta el día
último de mis pasos por la tierra.
El hombre quebrantado sufre y calla.
La corona de espinas lo lastima.
No lo alcanza la befa de la plebe
que ha visto su agonía tantas veces.
La suya o la de otro. Da lo mismo.
Cristo en la cruz. Desordenadamente
piensa en el reino que tal vez lo espera,
piensa en una mujer que no fue suya.
No le está dado ver la teología,
la indescifrable Trinidad, los gnósticos,
las catedrales, la navaja de Occam,
la púrpura, la mitra, la liturgia,
la conversión de Guthrum por la espada,
la inquisición, la sangre de los mártires,
las atroces Cruzadas, Juana de Arco,
el Vaticano que bendice ejércitos.
Sabe que no es un dios y que es un hombre
que muere con el día. No le importa.
Le importa el duro hierro con los clavos.
No es un romano. No es un griego. Gime.
Nos ha dejado espléndidas metáforas
y una doctrina del perdón que puede
anular el pasado. (Esa sentencia
la escribió un irlandés en una cárcel.)
El alma busca el fin, apresurada.
Ha oscurecido un poco. Ya se ha muerto.
Anda una mosca por la carne quieta.
¿De qué puede servirme que aquel hombre
haya sufrido, si yo sufro ahora?

Testo in italiano

Segnalato da Manu

 

 


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Cristo in croce

Cristo in croce. I piedi toccano terra.
Le tre croci sono di uguale altezza.
Cristo non sta nel mezzo. Cristo è il terzo.
La nera barba pende sopra il petto.
Il volto non è il volto dei pittori.
È un volto duro, ebreo. Non lo vedo
e insisterò a cercarlo fino al giorno
dei miei ultimi passi sulla terra.
L'uomo martirizzato soffre e tace.
La corona di spine lo tormenta.
Non lo tocca il dileggio della plebe
che ha visto tante volte l'agonia.
La sua e di altri. È la stessa cosa.
Cristo in croce. Disordinatamente
pensa al Regno che, chissà, lo aspetta,
pensa a una donna che non gli appartenne.
Non può vedere la teologia,
la Trinità inspiegabile, gli gnostici,
le cattedrali e il rasoio di Occam,
la porpora, la liturgia, la mitria,
la conversione di Gùthrum con la spada,
l'Inquisizione, il sangue dei suoi martiri,
le atroci crociate, Giovanna d'Arco,
il Vaticano che benedice eserciti.
Sa che non è un Dio, sa che egli è un uomo
che muore insieme al giorno. Non gli importa.
Gli importa il duro ferro dei suoi chiodi.
Non è un romano. Non è un greco. Geme.
A noi ha lasciato splendide metafore
e una dottrina del perdono tale
da annullare il passato. (Questa frase
la scrisse un irlandese dentro un carcere).
Cerca la fine l'anima. Si affretta.
Si è fatto un poco scuro. Ecco ora è morto.
Vola una mosca per la carne quieta.
A cosa può servirmi che quell'uomo
abbia sofferto, se io soffro ora?