1996

1900

Fra i doni più apprezzati che la Vergine ricevette dai pastori, ci fu un panno di morbidissimo lino che Maria utilizzò immediatamente per avvolgere il corpicino del Bimbo. Chiese poi chi ne fosse il donatore e scoprì con sorpresa che si trattava di una bimba. Nel ringraziarla, le venne spontaneo chiederle:

“Non ti spiace privarti di un così prezioso tessuto?”

“Un poco sì”, ammise candida la bimba. “Ma un dono che non sia anche sofferenza, che dono è?”

Maria capì allora che alla bimba quel dono era costato tanto, ne fu commossa e disse: “Non c’è frutto senza sofferenza. E questo regalo ti riserberà un frutto speciale. A proposito, come ti chiami?”

“Veronica”.

La bimba crebbe e quando fu grande incontrò nuovamente la Madonna. La Vergine, spintonata dalla folla, non riusciva ad aprirsi un varco per raggiungere il Figlio oppresso da una pesantissima croce e dal più profondo dolore. Incrociò lo sguardo di una donna più giovane e la riconobbe:

“Veronica!”

“Maria di Nazareth!”

“Ascolta, figlia: prendi questo panno – lo riconosci, vero? fu il tuo dono – e porta tu un po’ di sollievo a mio Figlio”.

La donna entrò carponi dentro quel muro di corpi urlanti e incattiviti e, ginocchioni, attese il suo momento. E quando Gesù cadde riverso come un cencio, lo raggiunse e ne deterse il viso tumefatto.

A quel punto ricevette una scudisciata in pieno viso e i solchi delle unghie di donne imbestialite e i pugni di uomini abbrutiti. Sempre carponi, raggiunse la Madonna e le porse il lino sul quale il Figlio aveva lasciato l’impronta del suo volto. Maria se lo strinse al cuore e, col suo velo azzurro, mondò il viso della Veronica.

I due panni fecero parte delle antiche reliquie numinose, anche se del secondo si sa molto poco. Lascio a te, lettore, una riflessione: quale dei due ebbe maggior valore?

Piero Gribaudi, Un dono ricambiato, in Fiabe della notte santa. Effatà Editrice, Cantalupa (Torino) 1996, pp. 42-43.

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Segnalato da Manu