2009

2000

“Today, I’ll give you a lesson in the art of flower arranging”, Valerie said. “Viola called it Ikebana. That’s a Japanese word. Over here”, she pointed, “is Viola’s secret flower, known also as ‘sorrowful remembrance’. And there is mine, the yellow iris. These three petals”, she pointed, “represent faith, wisdom, and valor”.

“This is my secret flower!” Renata took a stem with tiny blue flowers. “It has a lots of little blue flowers. She who brings victory!”

“Well, that’s one version of the name”. Valerie took the veronica and put it in the bowl that had a holder known as porcupine to keep the flowers erect.

“What’s the other version?”

Valerie took two yellow irises and put them, one higher and the other lower, in the porcupine. “Veronica also means ‘true image’.” She took red anemones and arranged them to compliment the yellow and blue flowers. “There’s a story called Veronica’s Veil”. Valerie stepped back to get a better look at her Ikebana bowl.

“Granval, please tell me the story!” Renata pulled at her grandmother’s skirt.

“When Jesus was walking up to Calvary, carrying his cross, he was perspiring a lot. A woman by the name of Veronica had pity on him and she took her veil and wiped his face. Jesus was so grateful that he worked a miracle; he left the imprint of his face on her veil. When Veronica was sick, she hugged the veil and was instantly cured. She gave her miracle veil with the healing powers to the pope, and from that day on, Veronica’s Veil was famous. It became a relic for pilgrims to admire and worship. On Passion Sunday, priests carry her relic to the Basilica of St. Peter’s, where it is blessed”. Valerie smiled. “Veronica became a saint”.

“Awesome”, Renata murmured.

Camélia Rose (pseudonimo di Olga Pitcairn) She had to plan, Xlibris, Bloomington Montana 2009, p. 86.

CameliaRose“Oggi ti insegnerò l’arte di disporre i fiori”, disse Valerie. “Viola la chiamava ikebana. E’ una parola giapponese. Questo”, indicò, “è il fiore segreto di Viola, detto anche ‘doloroso ricordo’. E qui c’è il mio, l’iris giallo. Questi tre petali”, fece cenno col dito, “rappresentano la fede, la saggezza e il valore”.

“Questo è il mio fiore segreto!” Renata prese uno stelo con dei fiorellini azzurri. “Ha tanti fiorellini azzurri. E’ colei che porta la vittoria!”

“Be’, quello è solo uno dei significati del nome”. Valerie prese la veronica e la mise in un vaso che aveva una base di spugna, in modo da potervi infilarvi i fiori mantenendoli dritti.

“Qual è l’altro?”

Valerie prese due iris gialli e li mise, uno più in alto e l’altro più in basso, nel fondo spugnoso. “Veronica vuol dire anche ‘vera immagine’”. Prese gli anemoni rossi e li sistemò in modo da fare da contraltare con i gialli e gli azzurri. “C’è una storia che si chiama Il Velo della Veronica”. Valerie indietreggiò per osservare l’effetto della composizione ikebana.

“Nonna, dai, raccontamela!” Renata la tirava per gonna.

“Mentre Gesù saliva al Calvario, portando la croce, era così sudato che una donna di nome Veronica, impietosita, prese il suo velo e gli asciugò la faccia. Gesù gliene fu così grato che fece un miracolo e lasciò l’impronta del suo viso impressa sulla stoffa. Ogni volta che Veronica era malata, stringeva a sé il velo e guariva subito. Veronica diede il velo miracoloso, con il potere di curare le persone, al papa, e da quel giorno il Velo della Veronica divenne famoso. Diventò una reliquia che i pellegrini andavano a vedere, per ammirarla e per pregare. La Domenica delle Palme, i sacerdoti portano la reliquia alla Basilica di San Pietro, dove è benedetta”. Valerie sorrise. “Veronica è diventata santa”.

“Incredibile”, mormorò Renata.

Segnalata da Manu