V-VII sec

prima del 1000/1100

Cura Sanitatis Tiberii  (De damnatione Pilati) 

(La figura della Veronica) 

[1] Missione di Volusiano. Ed avvenne che mentre erano consoli Tiberio e Vitellio, Tiberio Cesare dirigeva l’impero e fu necessario inviare una persona prudente nella regione di Gerusalemme affinché potesse incontrare Gesù Cristo. Di lui, infatti (Tiberio), aveva udito molte cose mirabili: che risuscitava i morti e guariva gli infermi con una parola, sia direttamente che per mezzo dei suoi discepoli. Pensava in cuor suo: “Se è un dio può stare sopra di noi; se è un uomo, ci può amare e per mezzo suo potremo dirigere la cosa pubblica. Ma siccome sono spinto dall’infermità del mio corpo, si scelga una persona prudente che lo conduca qui da noi con preghiera e onore grande”.

Scelse, dunque, un uomo illustre, Volusiano, sacerdote del tempio, persona privata che gli era stato compagno nella cosa pubblica, e l’indirizzò e inviò nella regione di Gerusalemme affinché tanto con la sua preghiera quanto con quella di Cesare Augusto lo conducesse a lui con venerazione e onore. Era, infatti, dilaniato da un così grande dolore che le sue parti più segrete e le piaghe del suo corpo stillavano putredine.

[2] Tiberio Cesare cercava di dare vigore alle sue languide viscere per mezzo di medicine e pomate, ma non sentiva proprio alcun effetto della cura.

Non sperimentando, ormai da tempo, alcun sollievo ne incremento alla salute, ordinò che gli fosse condotto Volusiano, uomo illustre, al quale, quando fu in sua presenza, disse: “Davanti agli dèi, alle dèe e all’autore degli dèi, ti stabilisco mio legato affinché restituisca la salute alla cosa pubblica. Sono lancinato da un profondo dolore e le mie viscere, lacerate, si squagliano. Quando avrai compiuto questo, io realizzerò ciò che tu desideri. Affrettati, dunque, e parti. Ho saputo che c’è un uomo giudeo di nome Gesù del quale dicono che risusciti i morti, dia la vista ai ciechi, faccia molte altre innumerevoli cose in virtù della sua divinità e compia ogni cosa in forza del suo comando, dando gloria alla gente giudaica; si dice inoltre che dia la salute con la sola parola”.

[3] Allora Volusiano inchinò il capo, adorò Cesare e poi disse: “Devota è l’intenzione di Cesare, mio pio signore!”.

Cesare gli disse: “Ecco, hai qui presente l’uomo che mi ha riferito tutte queste cose e che egli si dice dio. Perciò, come ho detto sopra, se è un dio ci aiuti, se è un uomo può stare sopra di noi e sulla nostra cosa pubblica. Ti avverto quindi di recarti da lui al più presto, senza indugio”.

Volusiano allora, secondo l’ordinamento delle antiche leggi, fece il testamento alla sua famiglia, poi salì su di una nave e iniziò il viaggio che gli era stato ordinato.

Cesare era tormentato dalla malattia fino alla morte.

Dopo un anno e tre mesi, tenuto conto degli intervalli del mare, giunse a Gerusalemme.

[4] Volusiano e Pilato. Dopo che entrò in città, tutti i maggiorenti ebrei furono turbati dal suo arrivo, e andarono da Pilato preside della Giudea per annunziargli che dalle regioni settentrionali dei Romani era giunto un uomo nobile e onorato. Pilato andò allora premurosamente da lui.

Entrato da Volusiano, Pilato gli domandò preoccupato: “Perché finora il tuo servo non ha avuto il piacere di avere notizia del vostro viaggio? Avremmo mandato ad incontrarvi!”. Volusiano rispose: “Dal piissimo nostro Cesare, noi non siamo stati diretti a un esame della provincia, ne per la sommossa di qualche città e neppure per la sollecitudine della cosa pubblica. Il nostro interesse è invece la ricerca della salute del nostro pio signore Tiberio Cesare giacché la sua salute è minata nelle parti più segrete, tanto che non gli giovarono ne medicine ne incantesimi di medici. E’ questa sollecitudine che ci spinge ed è per questo che da lui abbiamo avuto l’ordine di venire qui sebbene per impedimenti del mare il nostro viaggio abbia subìto un notevole ritardo. Desideriamo vedere un uomo di nome Gesù del quale abbiamo udito che cura le malattie senza la necessità di medicine o di erbe, come è attestato da una relazione qui presente, secondo la quale guarisce tutte le contaminazioni delle malattie, offre la salute e risuscita persino i morti”. All’udire queste cose, Pilato ne fu rattristato e pianse.

[5] In merito a queste cose, un uomo giudeo di nome Tomaso, la cui relazione era stata presentata davanti al Cesare, disse: “Il mio Dio è confessato figlio di Dio anche dai demoni. Qui ci sono i suoi discepoli dai quali puoi conoscere la verità a suo riguardo”.

Un soldato disse allora al preside Pilato: “Egli desidera vedere quella prudentissima persona che la tua magnificenza non ebbe timore di crocifiggere”. Alle parole del suo soldato, Pilato rimase confuso.

Volusiano disse allora a Pilato: “Tu, Pilato perché hai permesso che fosse mandato a morte, senza il parere del piissimo signore Cesare Augusto, Gesù che il popolo dichiara giusto?”. Pilato rispose: “Non ho potuto passare sopra alle parole degli Ebrei secondo le quali egli si diceva re”.

[6] Il soldato soggiunse a Pilato: “Vostra grandezza non si perturbi! Noi stessi l’abbiamo visto veramente risorgere nel terzo giorno. Con noi c’erano molti altri che lo videro camminare vivo e alacre; tra essi, anche Giuseppe che l’aveva sepolto”.

Volusiano ordinò subito che con grande onore e rispetto gli fosse condotto Giuseppe. Quando giunse, Volusiano gli disse: “Da quanto abbiamo appreso in questa città, tra la tua gente, tu solo sei una persona prudente. Parlaci sinceramente di Gesù che tra il vostro popolo s’è dimostrato uomo giusto, del quale i demoni confessavano la divinità: è veramente risorto dai morti? Noi, infatti, accettiamo soltanto la tua testimonianza”.

Giuseppe rispose: “Sono certo che il Signore mio Gesù Cristo è risorto dai morti. Lo vidi io stesso e parlai con lui, proprio io che l’avevo sepolto nel mio sepolcro nuovo scolpito nella pietra. Lo vidi vivo in Galilea sul monte Malec mentre sedeva e ammaestrava i suoi discepoli”.

Volusiano allora ordinò che fosse ricercato in tutta la regione di Gerusalemme per sapere le cose direttamente da lui. Ma dopo lunga ricerca non trovarono lui, ma solo undici uomini, e con essi Giuseppe, i quali dissero: “Noi l’abbiamo visto salire in cielo”. I nomi di costoro, sono: Didimo, Lucio, Isaac il maestro, Aadda, Finee il maestro, Ezia, Azaria, Levi il maestro, e Matteo.

[7] Dopo di ciò, Volusiano, in nome del principe, ordinò che Pilato fosse posto sotto buona custodia. Dopo che Pilato fu rinchiuso sotto stretta custodia, per bocca di uomini e di donne furono narrate a Volusiano molte cose mirabili compiute da Gesù.

All’udire tali cose davanti a tutta la gente, Volusiano disse: “Se era Dio ci poteva aiutare, se uomo poteva governare la cosa pubblica”. Volusiano ordinò poi che tutta la parentela di Pilato fosse messa in carcere; stabilì che egli gli fosse portato innanzi e, davanti ai soldati, con le lacrime agli occhi, disse: “Nemico della verità e della cosa pubblica, perché ad Augusto non hai dato notizia di Gesù, acclamato da tutto il popolo?”. Pilato rispose: “Io non mi sono contaminato con il suo sangue, bensì sono gli Ebrei che cercarono in tutti i modi di ucciderlo”.

Ma Volusiano replicò: “Come puoi tu asserire di essere innocente a suo riguardo, tu che non solo non l’hai liberato dalla rivolta degli empi, ma lo hai consegnato loro?”.

[8] Uno dei discepoli di Gesù, di nome Simone, andò da Volusiano e, davanti a tutto il popolo, disse: “Tu, Pilato, mentre facevi fustigare Gesù, dicevi: “E’ in mio potere liberarti ed è in mio potere ucciderti”, come puoi dunque ora asserirti innocente?”. Pilato rispose: “Ebbi paura delle insidie degli Ebrei, perciò lo consegnai loro, e a mostrare la mia innocenza mi lavai le mani davanti a tutti, dicendo: “Io sono innocente del sangue di questo giusto! Ve la vedrete voi!”. A queste parole gli anziani degli Ebrei mi risposero: “Il suo sangue sia su di noi e sui nostri figli””.

Ciò udito, Volusiano prese a piangere e disse, tra le lacrime, a Pilato: “Empio! In base alla tua buona disposizione, tu dovevi liberarlo”.

CuraSanitatisTiberii[9] Volusiano e la Veronica. Volusiano fu preso poi da un grande desiderio di poter conoscere una qualche sua immagine. Fu così che un certo Marco andò a svelargli il segreto di una donna. Disse questi a Volusiano: “Tre anni addietro, guarì una donna da perdite di sangue; ed essa, per amore di colui che l’aveva guarita, mentre Gesù era ancora quaggiù nel suo corpo e ne aveva conoscenza, se ne dipinse l’immagine”.

Volusiano disse al giovane: “Dammi il nome della donna”; rispose: “Si chiama Veronica e abita a Tiro“. Volusiano allora diede ordine che la donna gli fosse condotta. E quando la ebbe davanti, Volusiano le disse: “Mi hanno parlato della tua bontà e della tua prudenza. Ora esaudisci la mia richiesta, manifestandomi l’immagine di quel grand’uomo tuo Dio, che ti ha dato la salute del corpo”. Alla domanda la donna rispose di non avere ciò di cui si parlava.

[10] Volusiano allora, ritenendosi quasi deriso, prese a interrogarla attentamente. E la donna, sebbene malvolentieri e con dispiacere, essendo devota al suo Dio, rivelò il segreto della immagine dell’autore della sua salute.

Egli allora inviò con lei un grande numero di soldati e trovarono l’immagine nascosta in camera sua a capo (del letto), là dove lei appoggiava sempre la testa.

Lei stessa la portò a Volusiano, il quale non appena vide l’immagine di Gesù Cristo tremò, l’adorò e disse: “Vi assicuro che avrà una ben amara ricompensa colui che tradì e crocifisse Gesù, che guariva i malati e risuscitava i morti!”.

Volusiano e la Veronica a Roma. Dopo di questo fece radunare una squadra di navi e si imbarcò con un esercito di soldati, con Pilato, con la donna di nome Veronica, detta pure Basilla, e l’immagine di Gesù Cristo, diretti alla città di Roma ove giunsero tutti insieme dopo nove mesi.

[11] A Tiberio Cesare fu annunziato l’arrivo di Volusiano. Questi, allora, andò da Tiberio Cesare, si curvò davanti a lui in adorazione, gli narrò le cose accadute e come il ritardo era dovuto a una tempesta marina.

Tiberio gli domandò: “Perché mai non è stato ucciso Pilato?”. Volusiano rispose: “Ebbi timore di offendere la vostra clemenza. L’ho comunque condotto qui ai vostri piedi”.

Tiberio Cesare, pieno d’ira, non permise neppure che Pilato vedesse la sua faccia, e ordinò: “Non gli si dia nulla di cotto dal fuoco e nell’acqua!”. Comandò poi che fosse mandato in esilio in Toscana, nella città di Ameria ove, appunto, fu imprigionato.

[12] Volusiano disse a Tiberio Cesare: “Gesù guarì una donna, e questa, per amor suo, si fece dipingere l’immagine di lui: l’ho portata qui insieme alla donna. Infatti anche la donna volle abbandonare tutti i suoi averi e seguire l’immagine del suo Dio, dicendo: “Non voglio abbandonare la mia vita, la speranza di salvezza e la forza dell’anima mia, bensì ovunque andrà pellegrina la mia speranza, là peregrinerò anch’io poiché essa è la ricchezza della mia anima””.

[13] Guarigione di Tiberio. Udito ciò, Tiberio Augusto diede ordine che gli fosse presentata la donna e l’immagine di Gesù Cristo. Alla vista della donna e dell’immagine che lei aveva, Tiberio Cesare le disse: “Tu hai avuto l’onore di toccare il lembo del vestito di Gesù!”, e così dicendo guardò l’immagine di Gesù Cristo, fremette, cadde a terra tra le lacrime e adorò l’immagine di Gesù Cristo. E subito guarì dalla sua malattia e dalla ferita purulenta che aveva internamente.

Sperimentata la forza della sua divinità con la guarigione del suo corpo alla vista dell’immagine, subito diede ordine che la donna Veronica fosse ricolma di ricchezze, di onore e di averi dal pubblico erario, e che l’immagine fosse circondata di oro e di pietre preziose.

[14] A Volusiano Tiberio domandò: “Che cosa prescrive?”. Volusiano rispose: “Per quanto ho potuto sapere, null’altro all’infuori del battesimo con acqua e della fede in lui come figlio di Dio”. Tiberio Cesare soggiunse: “Povero me, che non ebbi l’onore di vederlo quand’era quaggiù!”.

Dopo nove mesi Tiberio Cesare credette in Gesù Cristo e fu guarito dalla piaga. Andò poi in senato con la sua pompa imperiale affinché acconsentissero che Gesù fosse considerato e adorato come vero Dio e la sua statua fosse inaugurata solennemente in città, al di sopra delle immagini degli imperatori. Ma il senato non acconsentì che Gesù fosse accolto.

Tiberio Cesare salì allora sulle furie e fece trucidare, con molte pene, parecchie nobilissime persone del senato, perché non avevano acconsentito a Cristo; e colui che fino allora era stato moderato verso tutti, si accanì crudelmente contro la nobiltà romana.

Dopo non molti giorni, il Tevere inondò il tempio di Iside uccidendone i sacerdoti, ed egli morì nel suo letto. Lasciò come successori Claudio e Gaio: costui morì dopo breve tempo, lasciando il solo Claudio.

[15] Nerone e Simon Mago. Dopo Claudio, l’impero di Roma passò a Nerone Cesare e dopo alcuni anni giunsero nella città di Roma i discepoli di Gesù Cristo. Giunse anche un samaritano di nome Simone, molto erudito nell’arte magica, nel quale dimoravano molti demoni; si diceva dio e figlio di dio, affermava di avere sofferto presso gli Ebrei, di essere stato morto e sepolto e di essere risorto il terzo giorno.

Ma quando a Nerone Cesare si parlò di Gesù Cristo figlio del Dio vivo e di tutte le cose che erano avvenute presso gli Ebrei, gli si parlò pure di Pilato. Egli allora inviò subito i suoi soldati nella città di Ameria con l’ordine di condurgli Pilato.

Quando fu in sua presenza, (Pilato) gli raccontò tutte le cose compiute da Cristo Nazareno e gli presentò i suoi discepoli Pietro e Paolo. Costoro negavano che Simone fosse il Cristo e dissero a Nerone Cesare: “Se vuoi sapere, buon imperatore, quanto è accaduto nella Giudea, prendi le lettere inviate da Ponzio Pilato a Claudio, e allora potrai sapere ogni cosa”.

[16] Lettera di Pilato a Claudio. Nerone mandò nella biblioteca del Campidoglio dove era custodita la lettera; prese e lesse la serie delle cose era questa: “Ponzio Pilato a Claudio, salute, Queste cose avvennero or ora, e io stesso le provai. La tua grandezza sappia che gli Ebrei, per invidia, hanno punito se stessi e i loro posteri con una condanna crudele. Ai loro padri era stato promesso che il loro Dio avrebbe mandato a essi il suo santo, che giustamente sarebbe stato detto re, e che costui sarebbe stato inviato sulla terra per mezzo di una vergine.

Mentre dunque mi trovavo nella Giudea come preside degli Ebrei, i demoni lo chiamavano figlio di Dio, egli dava la vista ai ciechi, mondava i lebbrosi, guariva i paralitici, scacciava i demoni dagli uomini, risuscitava i morti, sanava gli ammalati con la parola, comandava ai venti e ai flutti, andava a piedi sulle onde del mare, compiva molte altre cose meravigliose davanti al popolo si diceva Dio e figlio di Dio e il popolo ebraico riconosceva che era figlio di Dio; ma contro di lui si posero i prìncipi dei sacerdoti degli Ebrei, lo catturarono, dissero di lui ogni falsità e me lo consegnarono asserendo: “Agisce contro la nostra legge”. Io credetti loro: lo feci flagellare e poi lo consegnai al loro arbitrio. Essi lo crocifissero, e, dopo averlo sepolto, misero dei soldati a fargli la guardia per vedere se sarebbe risorto dai morti; e nel terzo giorno, mentre i soldati gli facevano la guardia, egli risorse.

E la loro malvagità giunse al punto che diedero ai soldati del denaro affinché dicessero soltanto: “Di notte, mentre dormivamo, vennero i suoi discepoli e rapirono il suo corpo”, incitandoli così a celare la verità adducendo un’occasione falsa. I soldati però, preso il denaro, non poterono trattenersi dal manifestare la verità e testimoniarono che egli era risorto dai morti e che essi avevano ricevuto del denaro dagli Ebrei.

Vi feci presente queste cose affinché nessuno vi mentisca, affinché non crediate che le cose siano accadute diversamente e non diate il vostro assenso alle menzogne degli Ebrei”.

[17] Nerone, Pietro, Simon Mago e Pilato. Terminata la lettura di questa lettera davanti al Cesare, Nerone Cesare domandò subito: “Pietro, dimmi se veramente egli ha compiuto tutte queste cose”. Pietro rispose: “Buon imperatore, quanto hai udito, tutto è stato compiuto da Gesù Cristo, Signore nostro, figlio di Dio. Questo Simon Mago è pieno di menzogne e avvolto di artifici diabolici, al punto da asserire di essere dio, mentre è uno sporco uomo, e osò dire di essere figlio di dio, colui che è Dio e uomo per mezzo del quale noi tutti siamo vittoriosi, colui che assunse quella divina irreprensibile maestà che per mezzo dell’uomo si è degnata venire in aiuto degli uomini. Mentre in questo Simone si riconoscono veramente due sostanze, non quella di Dio e quella dell’uomo, bensì del diavolo e dell’uomo. Lo stesso seduttore, infatti, si sforza di porre ostacolo agli uomini per mezzo di un uomo”.

Udite queste cose, Nerone domandò a Pilato se erano vere le cose che aveva sentito da Pietro. Pilato rispose: “Quanto le vostre orecchie hanno udito da Pietro, è tutto vero!”.

[18] Pilato, a motivo della circoncisione del suo corpo avuta dagli Ebrei, fu poi rimandato da Nerone in esilio nella città di Ameria ove per la tristezza si trafisse con la spada ed esalò l’anima.

[19] Tutte queste cose sono state scritte (per manifestare) come Pilato sia stato condannato da Tiberio il quale invece credette nel Signore nostro Gesù Cristo, fu battezzato, fu salvato e tolto, in pace, da questa luce.

[20] Nerone invece, empio e pagano uccisore dei martiri, perì percosso dal diavolo, come prima Simone era stato incorporato dal diavolo.

Il Signore offrì la salvezza a quanti credono in lui. Noi lo crediamo figlio di Dio che con il Padre e lo Spirito santo vive e regna per tutti i secoli dei secoli. Amen.