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Salvatore Acheropita, VI-VII sec., Encausto su tavola, Sancta Santorum in Laterano, Roma.

Si ritiene che l’icona sia stata dipinta a Roma tra il V e il VI secolo, l’immagine è però quasi del tutto scomparsa ed è oggi rivestita di una coperta d’argento donata da papa Innocenzo III (1189-1216).

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La tavola dell’icona oggi e la ricostruzione di come poteva essere l’immagine originale. Sito Artipreziose.it

La prima citazione del Salvatore del Laterano risale al 752. Nel Liber Pontificalis viene descritto il papa Stefano II che a piedi nudi e col capo cosparso di cenere porta sulle spalle l’icona acheropsita, nel tragitto tra il Laterano e la basilica di Santa Maria Maggiore, per scongiurare l’invasione longobarda di Astolfo. In questa cronaca appare per la prima e unica volta il termine acheropsita.

Sotto il papato di Leone IV (847-855) troviamo nei Liber Pontificalis la prima annotazione riguardo la processione notturna dell’Assunta: “Il 14 agosto 847, alla vigilia dell’Assunzione, il papa andò in corteo con la sacra icona dal Laterano a Santa Maria Maggiore, attraversando il Foro, percorrendo la via Sacra, fermandosi a Sant’Adriano, e passando per Santa Lucia in Selci.”

“Sacra icona” e “acheropita” sono termini Orientali, questa potrebbe quindi essere l’icona proveniente da Costantinopoli citata nella Lettera dei tre Patriarchi Orientali:

« Un’altra immagine del Salvatore una volta esistente nel venerabile Patriarchio di Costantinopoli e spezzata ai tempi dell’iconoclasta Leone, venne riaccolta e riadattata, tra pianti e gemiti, dal santo patriarca Germano, e, dritta, venne immersa in quella parte di mare detta “D’Amanzio”. Alla mano destra dell’immagine aveva attaccato uno scritto recante l’indicazione del giorno e dell’ora e questa iscrizione: Maestro, Maestro, salva te stesso e noi che periamo”.

Ora, nello stesso giorno quest’icona camminando sempre dritta arrivò al fiume Tevere della gran Roma, bagnata di salsuggine fino alle costole, e per tre notti rimase sulle acque come colonna fiammeggiante e risplendente. Avendola veduta il beatissimo papa Gregorio, sopra piccola nave si diresse alla volta dell’immagine e, appressatosele, disse: “Se sei stata mandata a noi, vieni pure”. E quella, come altra volta il Nostro Signore Gesù Cristo quando passeggiava sul mare, correndo sulle acque, da se stessa si portò sulla nave. Il beatissimo Papa la ricevette nelle sue braccia, come il vecchio Simeone accolse il Bambino, e, sopra di un carro, portandola dritta in mezzo a tutto il popolo accorso alla notizia del miracolo,  la ripose nel grande tempio del santo apostolo Pietro. »

Lettera dei tre Patriarchi Orientali, anno 836

Anche il cronista bizantino Giorgio Monaco, detto Amartolo, nel Chronikon (842), riporta che san Germano I, patriarca di Costantinopoli (m. 733), esiliato dall’imperatore Leone III Isaurico (717-741) per la sua ferma opposizione all’iconoclastia, portò seco nell’esilio la reliquia che poi inviò al papa Gregorio II (715-731). Altre fonti confermano che a Costantinopoli nel IX secolo era nota l’esistenza a Roma di una icona di grande valore.

Il Salvatore del Laterano, in quanto acheropita, cioè autentico ritratto di Cristo, divenne la più autorevole delle immagini sacre. Probabilmente da essa, che solo il papa in particolari momenti e secondo particolari liturgie poteva vedere e venerare, prese il nome di Sancta Sanctorum la cappella papale.

Padre Heinrich Pfeiffer ha ipotizzato che il Salvatore Acheropita del Laterano potesse essere la più antica acheropita di Cristo, nota come kamuliana, giunta a Roma per sfuggire alle lotte iconoclaste, attualmente sembrerebbe però accertata l’origine romana dell’icona.

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