782

prima del 1000/1100

Il Volto Santo di Lucca, 782, Cattedrale di San Martino, Lucca, Italia.

Si tratta di un crocifisso-reliquiario ligneo che la leggenda definisce un’immagine acheropita.

Il Crocifisso del Volto Santo, secondo la leggenda narrata dal diacono Leboino, fu scolpito da Nicodemo con legno di noce, per tramandare le vere sembianze di Gesù Cristo.
Nel lavoro il cesellatore fu aiutato dalla Grazia Divina che ne guidò la mano. Il Crocifisso fu nascosto fino al VIII secolo, data in qui il vescovo Gualfredo, pellegrino nei luoghi santi sognò la grotta dove era stato nascosto. Il Volto Santo fu posto su una barca priva di equipaggio a Joppe e attraversò tutto il Mediterraneo fino a raggiungere Luni.
L’antica città romana, così come tutta la costa tirrenica dell’Italia, era soggetta a continue scorrerie saracene e si narra che il Crocifisso non si fece avvicinare né dai pirati, né dai lunensi. Poi una notte Giovanni I, Vescovo di Lucca, ebbe in visione un angelo che gli fece un annuncio; il Vescovo doveva recarsi a Luni perché solo a lui si sarebbe data la barca con il prezioso contenuto.
Ed in effetti fu così, senonché, visti i contrati sorti tra le due città, la definitiva decisione su quale dovesse ospitare la reliquia fu affidata a due buoi che, scegliendo da che parte tirare il carro su cui era posto la scultura, verso Luni oppure in direzione di Lucca, avrebbero espresso la volontà divina.
Alla fine nel 782 il Volto Santo fu trasportato solennemente a Lucca. In cambio Luni ricevette dal Vescovo lucchese un’ampolla, rinvenuta in uno scomparto alla base della croce, con il sangue di Cristo, che ancora oggi è conservata a Sarzana.
Il Crocifisso fu posto immediatamente nella Chiesa di S. Frediano, ma al mattino seguente il Volto Santo era sparito. Solo dopo un gran cercare fu ritrovato negli orti vicini al Duomo e da allora, interpretando la scomparsa e il ritrovamento come un segno miracoloso il Volto Santo è custodito in San Martino.

La leggenda del Volto Santo appare per la prima volta nella traduzione francese, databile intorno al 1333, della Legenda aurea ad opera di Jean de Vignay.

Il Volto Santo di Lucca infatti  era ben conosciuto nel Nord Europa ed era oggetto di grande devozione da parte della nobiltà francese del tardo medioevo. Quando la festa dell’Esaltazione della Santa Croce, celebrata il 14 settembre in ricordo del ritrovamento della croce di Gesù, entrò a far parte del calendario liturgico fu il momento in cui la leggenda del Volto Santo venne integrata nel compendio che originariamente accoglieva solo le vite dei santi ordinate secondo il calendario liturgico. A Lucca il culto del Volto Santo che divenne l’emblema stesso dell’identità cittadina.

Fu grazie ai pellegrinaggi che l’Occidente conobbe il Volto Santo di Lucca e non si può parlare di questo culto se non collegandolo al fenomeno da cui è nato e che a sua volta ha generato.

La città occupava una posizione chiave lungo la via Francigena, la via di comunicazione italiana definitasi nel corso dell’Alto Medioevo dopo l’abbandono delle grandi strade romane – in particolare la via Aurelia – che correvano lungo la costa tirrenica, ma che, a causa dello spopolamento e dell’insicurezza, erano andate spostandosi verso l’interno. La via Francigena era divenuta la principale strada di percorrenza per Roma e Santiago di Compostela. Anche per questa ragione il culto del simulacro lucchese presto assunse dimensioni tali che oggi si fa fatica a immaginare.

Nel secolo XI, Guglielmo II il Rosso, duca di Normandia e re d’Inghilterra, giurava sul «volt de Lucha». Secondo un episodio del poema epico Chevalerie Ogier (fine secolo XII – inizi XII), Carlo Magno, passando per Lucca, dove l’aveva condotto l’inseguimento di Uggeri il Danese, compì le sue devozioni dinanzi al «santo Vou» nella chiesa di San Martino.

Grazie alla sua posizione sulle grandi vie di comunicazione per Roma e per la Francia, il crocifisso lucchese era dunque diventato una reliquia particolarmente eminente nel panorama tardo medievale e, dal punto di vista concettuale, esso si poneva quale snodo tra le principali mete di pellegrinaggio dell’epoca.

Fonte ARVO