fine VIII

Cura della salute di Tiberio Cesare Augusto e dannazione di Pilato, in Stephani Baluzii tutelensis Miscellanea, novo ordine digesta et non paucis ineditis monumentis aucta; opera et studio Joannis Dominici Mansi, Tomo IV, Lucca, 1761-1764, p.56., apocrifo, 780-800, Roma, Italia.

Per guarire l’imperatore viene mandato Volusiano a Gerusalemme:

E Volusiano lo prese con cura con grande passione, in particolare desiderava con grandissima sua passione riconoscere una qualche somiglianza di quello; e giunse un certo Marcio, dei Giudei, come fosse un delatore che divulgherà un giuramento divino di una donna; e disse a Volusiano che circa tre anni prima curò una donna che perdeva sangue. Avendola vista risanata, dipinse l’immagine di quello sive amori suo fintanto che Gesù era nel corpo ipsum scientem. Volusiano rispose, disse al giovane: dimmi il nome della donna; e quello a lui: si chiama Veronica e si trova a Tiro.

La donna viene portata davanti a Volusiano e questi le dice:

Degnati di mostrarci l’icona di Gesù grande uomo e tuo Dio, che a te la salute e la sanità del corpo.

Veronica nega la presenza della igonia, al che Volusiano manda dei soldati per procurarsela. I soldati

la trovarono nascosta nel fazzoletto del suo capo. Allora Volusiano vedendo l’icona di Gesù Cristo si spaventò e la adorò.

Egli e i suoi soldati salpano ora con Pilato prigioniero – e una donna di nome Veronica che in latino è chiamata Vas ille con l’immagine del suo Dio Gesù Cristo.

Volusiano giunge con il vas illo di Veronica e Pilato davanti a Tiberio e dopo aver fatto una dichiarazione sulla morte del grande medico Gesù da lui cercato e sul processo di Pilato, prosegue così:

Il nostro signore il piissimo Cesare conosca la donna che Gesù curò e per desiderio del suo amore dipinse la sua immagine o fattura, avendo quella nella somiglianza, il volto di quello stesso uomo portò qui con la donna.

Poi spiega come la donna abbia dato tutto per seguire l’immagine a Roma ed ella viene condotta dentro – cum imagine Jesu Christi -. Tiberio la venera ed è guarito.

Allora Cesare disse alla donna Veronica cioè vas illa, avendola vista con l’immagine di Gesù, le disse: In verità tu hai meritato di toccare l’orlo della veste di Gesù grande uomo e Dio.

Infine l’immagine viene posta nell’oro e nei gioielli.

P. F. Foggini, nel 1741, editò il ms. della Bibl. fiorentina di S. Marco, del IX secolo considerato il più antico e importante della Cura Sanitatis Tiberii (appartenente, secondo la distinzione del Dobschütz alla famiglia B, e quindi classificato B 1); poco dopo J. D. Mansi, arcivescovo di Lucca, ristampa il testo del Foggini e ne aggiunge un altro, in suo possesso presso la Bibl. capitolare (cod. Aa considerato anch’esso il più antico, VIII sec. e importante della famiglia A).

 

Commenta Karl Pearson: «È la più antica versione nota della leggenda della Veronica, redatto in un latino monastico che, probabilmente a causa dell’ignoranza linguistica dello scriba, è giunto a noi in parte incomprensibile. Nel racconto abbiamo la leggenda della Veronica perfettamente sviluppata: Veronica è l’emorroissa sanata da Cristo, in possesso di un’immagine, igonia (= icona) di Cristo, che lei stessa ha dipinta (non formata in modo prodigioso). L’immagine tuttavia possiede una forza miracolosa tanto da guarire Tiberio. (Non è chiaro il termine “vas ille”. Non ci sia motivo sufficiente per mettere l’espressione in relazione con vex illa, una stendardo munito del ritratto di Cristo. Una nota del monaco Alberico dice che il sudario di Cristo è stato scoperto ad Antiochia nel 1098, chiuso in vasculo)». Karl Pearson, La Veronica, Un contributo alla storia delle immagini di Cristo nel medioevo, Strasburgo, 1887, p.4.

In altre versioni Vasilla o Basilla diviene il nome di Veronica.

 


GUTE-URLS

Wordpress is loading infos from clicart

Please wait for API server guteurls.de to collect data from
www.clicart.it/giacomo/Displa...