XI

Nathanis Judaei Legatio, 1000-1099, Biblioteca dell’Università di Cambridge, catalogo Wanley, Regno Unito.

Tiberio è malato di lebbra. Su richiesta di Tito e Vespasiano manda Volusiano suo parente a Gerusalemme, perché a Gerusalemme abita Veronica, una donna di cui si racconta che da Cristo sia stata liberata da un’emorragia non appena ha toccato l’orlo della sua veste. Ella possiede un pezzetto della veste di Cristo e crede che su di esso si possa vedere la sua immagine.

Attraverso l’ebreo Nathan di Venezia Tito aveva sentito di Veronica ed era stato liberato dal cancro attraverso il suo santo panno. Volusiano cerca ora la donna meravigliosa e il suo tesoro. Volusiano, dopo aver adornato il pezzo della veste di Cristo, lo porta subito insieme a Veronica da Tiberio.

 

Pubblicato in in L.C. Müller, Collectanea Anglosax, 1834 e in C. W. Goodwin, The Anglo-Saxon Legends of St. Andrew and St. Veronica, London, 1851.

Citato da Karl Pearson, La Veronica, Un contributo alla storia delle immagini di Cristo nel medioevo, Strasburgo, 1887, p. 6.

Commenta Karl Pearson:  “Questa versione anglosassone è estremamente degna di nota perché ha un carattere più primitivo delle versioni latine già citate. L’autore mette in particolare evidenza che il panno della Veronica era una parte della veste di Cristo e che solo Veronica, Volusiano e Tiberio avrebbero visto in esso il volto del Salvatore. Nessuna immagine miracolosa pertanto è stata impressa sul panno, ma il panno stesso possiede una duplice forza miracolosa, primo perché chi lo osserva dice di vedere il volto di Cristo, secondo perché guarisce. Emerge come ovvio sia dalla cronaca latina sia da quella anglosassone che l’immagine di cui in esse si parla deve essere intesa come quella di un Cristo trasfigurato.”

 

 


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