1336

Francesco Petrarca, Familiares, al vescovo Giacomo Colonna, Epistola 2, libro IX, 1336, Avignone, Francia.

[…] Ma io non voglio qui far la lode di Roma, troppo grande perché possa lodarsi cosi in punta di penna; ho voluto soltanto accennarvi di passata, perché tu comprenda che io non stimo piccolo vantaggio vedere il volto della città regina, della quale tante cose ho letto, tante ho scritto, e più ancora spero di scrivere se una morte prematura non troncherà l’incominciata impresa. E anche ammettendo che tutto ciò non mi tocchi, quanto è tuttavia dolce per un’anima cristiana veder la città che in terra fa le veci del cielo, plasmata col cenere e con le ossa sacrosante dei martiri e bagnata del sangue prezioso dei testimoni della verità; vedere l’immagine del Salvatore venerata da tutto il mondo; e sul duro sasso l’orma di lui eternamente adorata dai popoli, là dove si è adempiuto per intero quel detto di Isaia più chiaro del sole: “E verranno a te curvati i figli di coloro che ti umiliarono, e tutti quelli che ti denigravano adoreranno le impronte dei tuoi piedi”; andare intorno alle tombe dei santi, vagare negli atrii degli Apostoli in compagnia di pensieri più lieti, lasciando sul lido di Marsiglia l’ansietà inquieta della vita presente!

Petrarca

 

 

 

 

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