1333-1340

L’Ottimo commento della Divina Commedia, Firenze

10}. Qual è colui ec. Qui introduce l’Autore una cotale similitudine, come il testo scrive. Dice, che tale si fece elli ragguardando s. Bernardo ( il quale in questo mondo contemplando assaggiò e senti la dolcezza del Paradiso), quale è colui – che di Croazia, cioè di Schiavonia (gente salvatica e scostumata, nella riviera del mare Adriatico) viene a vedere per la quaresima a Roma il Sudario, che per l‘antica fama d’esso non si sazia di vederlo; tanta fede v’ha, udendo qual viso vi s’asciugò: ma dice nel pensiero – Signor mio Gesù Cristo Dio verace ec.

testiTra i primi commenti della Divina Commedia, l’Ottimo è l’unico in cui l’ostensione della Veronica viene specificata nel tempo di Quaresima. Sappiamo da Giovanni Villani che nel Giubileo del 1300 le ostensioni erano previste ogni venerdì e ogni festa solenne.


L’Ottimo Commento, testo anonimo, di cui si hanno diverse redazioni da assegnare agli anni 1330-1340 circa, è il primo commento fiorentino all’intera Commedia, scritto da una persona che conosceva Dante personalmente e con cui aveva direttamente parlato del poema (dunque quando l’Alighieri era già in esilio). L’estensore del commento è stato identificato fin dalla prima  edizione a stampa del 1828 con il notaio e letterato fiorentino Andrea Lancia, tale identificazione non è però ancora definitiva e inoppugnabile; per tale motivo il commento è tuttora definito come “Ottimo”.


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