1453

Nicolaus Cusanus, De visione Dei, 1453, Bressanone, Italia.

Si vos humaniter ad divina vehere contendo, similitudine quadam hoc fieri oportet. Sed inter humana opera non repperi imagine omnia videntis proposito nostro convenientiorem, ita quod facies subtili arte pictoria ita se habeat, quasi cuncta circumspiciat.
Harum etsi multae reperiantur optime pictae uti illa sagittarii in foro Norimbergensi et Bruxellis Rogeri maximi pictoris in pretiosissima tabula, quae in praetorio habetur, et Confluentiae in capella mea Veronicae et Brixinae in castro angeli arma ecclesiae tenentis, et multae aliae undique, ne tamen deficiatis in praxi, quae  sensibilem talem exigit figuram, quam habere potui, caritati vestrae mitto tabellam figuram cuncta videntis tenentem, quam eiconam Dei appello.
Hanc aliquo in loco, puta in septentrionali muro, affigetis cir cumstabitisque vos fratres parum distanter ab ipsa intuebitisque ipsam, et quisque vestrum experietur, ex quocumque loco eandem inspexerit, se quasi solum per eam videri, videbiturque fratri, qui in oriente positus fuerit, faciem illam orientaliter respicere, et qui in meridie meridionaliter, et qui in occidente occidentaliter.

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Testo in italiano

Niccolò Cusano, La visione di Dio, in Id., Opere filosofiche, a cura di Graziella Federici-Vescovini, UTET, Torino 1972, p. 544

NicolaCusanoNiccolò Cusano scrive questo breve trattato nel 1453 per accompagnare il dono ai monaci benedettini del monastero tedesco del Tegernsee di un dipinto, raffigurante il volto di Cristo, che dava l’impressione di seguire con lo sguardo l’osservatore.

Segnalato da Manu


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Se voglio trascinarvi in modo umano verso le cose divine, devo farlo con una similitudine. Ma, fra tutte le opere umane, non ho trovato nulla di più conveniente al nostro proposito, dell’immagine di uno che tutto veda, il cui viso è stato dipinto con così sottile arte pittorica che il suo sguardo guarda tutte le cose intorno.
Di quest’immagine se ne trovano molte, anche ottimamente dipinte: una è quella dell’arciere che è nel foro di Norimberga, un’altra è quella che si trova a Bruxelles nella tavola preziosissima che è nel Comune, dipinta dal grandissimo maestro Ruggero; un’altra ancora è quella che è a Coblenza nella cappella della Veronica; un’altra è quella dell’angelo che tiene lo stemma della chiesa a Bressanone; ma se ne trovano ancora molte altre un po’ dappertutto. Ora, affinché anche voi abbiate la pratica che ho io di una tale figura sensibile e che essa esige, vi invio, per l’affetto che ho per voi, la tavoletta che rappresenta uno che tutto vede, che chiamo icona di Dio.
Appendetela in una parte qualsiasi, per esempio in quella a nord e giratele intorno, fratelli, stando alla medesima distanza da essa: guardatela e ciascuno di voi sperimenterà di essere visto da solo da qualunque luogo l’avrà guardata. Al fratello che è a oriente sembrerà che questo volto lo guardi da oriente. A quello che si trova a mezzodì che lo guardi da mezzodì e a quello che è a occidente da occidente.