prima del 1597

1500

Di Santa Veronica alla Sacra Imagine del Volto Santo

O don celeste prezioso, e degno,
Che mi lascia partendo il mio Diletto,
Mentr’è spinto a morir con sdegno.
Non ti bastava Amore havermi al petto
Sì vivamente il tuo bel volto impresso,
Che quì ti miro, ò mio beato oggetto.
Tù mio nobil Pittor col volto stesso,
Col tuo sangue, e sudor la ricca stampa
Formasti, ed io pur la ritengo appresso.
O chiara, bella, e luminosa lampa,
Vivi pur sempre appesa entro il mio seno,
Con la virtù, che tutto il Mondo avvampa.
Questa insegna d’amor rende sereno
L’oscuro Mondo, ove si scuopre, e mostra,
Ogni pio cuor fa dolcezza pieno.
Ecco la vita, che la morte nostra
Atterra, e vince: ecco lo specchio amato,
Che’l ben sommo, ed eterno ne dimostra.
Dolce del mio Giesù volto beato
Rimembra a questi tuoi l’antico affanno,
Ch’hai per dar vita a’tuoi gia sopportato:
Son fatti ciechi, ò Signor mio non sanno
Specchiarsi in tè, che pur miri pietoso
La nostra alta ruina, e’l nostro danno.
O volto mio divin, volto amoroso
L’oscura notte ormai rendi serena
Del popol tuo, del tuo splendor bramoso.
Ben è ver sì, ch’è d’ogni vizio piena
Questa inferma Città, che solo attende
A fabbricarsi un’infernal catena.
Non si conosce più, più non t’intende,
La tua celeste voce ella disprezza,
E’l tuo gran nome mille volte offende.
E invecchiata nel male, e solo avvezza
A sparger sangue: sol nel fango stanza,
E del Ciel più non cura, e più nol prezza,
Con tutto ciò quella bontà, che avanza,
Sommo Signor, le nostre colpe, sia
Vita alla nostra ancor verde speranza.
Tornare a tè somma bontà desia
Questa Cittade, e’l tuo soccorso attende,
Ch’esser pur grata a tè sempre vorria.
Pentita d’ogni error le braccia stende,
Piange i suoi falli, e ti dimanda pace,
Ch’esserti serva, non nemica intende.
Dunque eterno amator sommo, e verace,
Per la virtù della tua santa Immago,
Perdona a chi’l fallir tanto dispiace.
E’l nostro rio dell’infernal varago
Vinci, ch’ei tien l’orrenda bocca aperta.
Di divorar le tue bell’opre vago.
Fà di te stesso al sommo Padre offerta,
Mostragli il volto tuo celeste Figlio,
Rendine tù la via del Cielo aperta
E tranne fuor di cosi duro esiglio.

La Cristiade poema heroico del signor Marcantonio Laparelli da Cortona, capitolo 6 delle meditazioni.

testiSi tratta di una storia di Cristo in 24 capitoli, diverse meditazioni sulla Passione e una serie di Rime Spirituali. Nella storia di Cristo l’episodio della Veronica è citato al capitolo decimosettimo.

Il poema pubblicato nel 1618, fu scritto prima del 1597, anno di morte di Marcantonio Laparelli.