1986

1900

Nella Settimana Santa ho citato due volte il bellissimo verso della poesia sulla Veronica di Giovanni Paolo II: «Nacque il tuo nome da ciò che fissavi». Immaginiamoci la folla, Cristo che passa con la croce, e lei che fissa Cristo e si apre un varco nella folla guardandolo. Tutti la guardano. Lei che non aveva volto, era una donna come le altre, ha acquistato nome, cioè volto, personalità nella storia, per cui la stiamo ancora ricordando, per ciò che fissava. Che cosa fissi alla mattina quando ti alzi? Che cosa fissi quando sei con la tua donna o con il tuo uomo? Che cosa fissi quando sei coi tuoi figli? Che cosa fissi quando sei sul lavoro? Che cosa fissi quando ti interessi di politica? Cosa fissi nel tuo tempo libero? Se non hai volto, non hai nome, non hai personalità, è perché ti fissi su altro. «Nacque il tuo nome da ciò che fissavi». Il sacrificio è esattamente, come diceva la preghiera di stamattina, il tenere fissi i nostri occhi «dov’è la vera gioia», il tener fissi i nostri occhi al Padre, perché questo è imitare Cristo. Occorre tenere fissi i nostri occhi al Padre: anche se sbaglio mille volte, mille volte Tu mi raccogli lo sguardo, che a Te si rivolge con umiltà; la Tua misericordia è più grande della mia debolezza.

Luigi Giussani, Esercizi spirituali della Fraternità di Comunione e Liberazione, 4-6 aprile 1986, Rimini, in La convenienza umana della fede, Rizzoli, pp.159-160

«Il tuo nome è nato da ciò che fissavi.» Vi ricordate, a Pasqua, l’abbiamo meditata molto questa frase di una poesia, sulla Veronica, di Giovanni Paolo II. «Nacque il tuo nome da ciò che fissavi.» Immaginate Gesù che va al patibolo e tutta la gente attorno, anonima. In questa folla anonima una donna lo guarda, lo fissa, e si apre il varco verso di lui. Immaginate la gente che doveva tirarsi via per farla passare. Allora Egli ha incominciato a guardarla: quella donna, che era anonima nella folla, è diventata presenza da ciò che fissava, apparteneva a ciò
che fissava. La sua persona apparteneva a quell’uomo che fissava: potevano schiacciarla e linciarla. La folla è questo mondo che ci circonda; folla anonima, insensata, perché non ha coscienza del senso, cioè del destino.

GiussaniLuigi Giussani, Equipe del CLU, 20-25 agosto 1986, Corvara (BZ), in L’io rinasce in un incontro, Rizzoli, p. 85