inizio XIII

Julienne de Cornillon, in Acta Sanctorum, 5 Aprilis, 28, 1200-1220.

Quodam tempore Juliana venit ad eam, quam præfati sumus, juxta ecclesiam S. Martini Reclusam, [visitans Evam Reclusam,] a qua cum omni devotionis affectu suscepta est. Sed cum ipsa Reclusa hospitem suam prospexisset multum debilem & infirmam, ipsam in solario super lectulum collocavit: erat autem Vigilia Dedicationis ecclesiæ memoratæ, sed hoc ipsa quæ advenerat, ignorabat. Sensit attamen post paululum, [cognoscit in spiritu esse Vigiliam Dedicationis ecclesiæ:] & agnovit excellentiam solennitatis instantis, non alio sibi quam Spiritu sancto revelante, & ipsam, usque ad oblivionem totius debilitatis & infirmitatis, dono suæ gratiæ perfundente. Surrexit igitur velociter, & cum omni celeritate, sicut illa quæ vere ebria erat, non vino sed spiritu, gradus descendit solarii, in quo jacuerat; & per fenestram reclusorii, veluti volando, ingredi festinabat. Trahebatur siquidem, in impetu spiritus vehementis, [visa Christi patientis imagine, præ dolore animi deliquium patitur.] loci amore, in quo tantæ solennitatis mysteria noverat, recolenda. Cui occurrens Reclusa dixit: Non, Domina mea, sed pro nostra Dedicatione jam instante, juvate me altare meum diligentius adornare. At illa, libenter; inquit. Cum autem aperuisset Reclusa Veronicam suam: Christi Virgo fixit occulos ad imaginem Salvatoris: quæ statim nimio correpta dolore, ex memoria passionis Christi, ad terram corruit & defecit. Reclusa autem accepit eam in ulnas suas, & ipsam in lectulo reclinavit. Cupiensque ipsius dolorem vel pellere vel lenire, dixit ei: Quiescite, Domina mea, quoniam dolor passionis Christi jam abiit & recessit. At illa: Verum est, inquit, quod recessit; sed tamen ipsam passionem sustinuit. Post aliquantulum vero temporis spatium, cum audisset pulsari campanam festivam, quam dicunt Benedictam, [rapta in exstasim]ecclesiæ memoratæ; per fenestram sibi propinquam fixit oculos in cæli firmamento, raptaque in spiritu tam mirabiliter extitit, ut nullo signo vitæ in ipsa remanente, credi potuisset veraciter expirasse; nisi quod tincta & pallida paulo ante ora ipsius, nunc quasi lilia candebant; genæ colore roseo vernabant; oculi vero ejus, tamquam duo crystalli, radioso lumine rutilabant. Quos cum diutius in firmamento cæli fixos immobiliter tenuisset, clausit, aliquod membrorum suorum penitus non movendo. Deinde ipsa Reclusa, quæ familiare obsequium præstabat sic affectæ, [auditur cum SS. Petro & Paulo colloqui.] audivit ipsam cum beatissimis Petro & Paulo Apostolis colloquentem. Post hæc, quos clauserat, aperuit oculos; & videns Reclusam prope assistere, obstupuit, & dixit: Eamus. At reclusa: Et quo, inquit, Domina mea, ibimus? Quæ respondit: Romam ad Apostolos. Evigilans siquidem a somno sui excessus, eo modo quo Petrus, qui olim in transfiguratione Salvatoris tria tabernacula volebat fieri, nesciebat quid loquebatur. Et numquid ipsa ebria erat? Ebria plane, sed spiritu: sic etenim loquebatur, acsi ipsa, adhuc in mortali corpore degens, ea facilitate posset Apostolorum limina perquirere, qua ipsi corpore exuti ipsam poterant in spiritu visitare.

Testo in italiano

Julienne de CornillonJulienne de Cornillon (1192/3 – 1258), detta anche Julienne de Liège, ottiene dal Papa l’istituzione della solennità del Corpus Domini. La sua vita è narrata da un monaco che non l’ha mai conosciuta personalmente e si affida quindi a testimonianze. In un episodio si racconta che Julienne, in visita presso la Beata Eva Reclusa di s. Martino di Liegi, vedendo la veronica dell’amica, sviene identificandosi con la Passione di Cristo.

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Una volta Giuliana giunse da colei di cui abbiamo parlato, monaca vicino alla chiesa di san Martino (visitando la monaca Eva), dalla quale fu accolta con ogni affetto di devozione. Ma la monaca, avendo visto la sua ospite molto debole e malata, la fece sdraiare sul lettino nel solario: era la vigilia della Dedicazione della chiesa suddetta, ma lei, che era appena arrivata, non lo sapeva. Tuttavia lo capì dopo poco ( seppe nello spirito che era la vigilia della Dedicazione della chiesa) e riconobbe l’importanza della solennità imminente, avendoglielo rivelato non altro che lo Spirito Santo, che diffondeva il dono della sua grazia su di lei, fino alla dimenticanza di tutta la debolezza e malattia. Dunque si alzò velocemente e con tutta fretta, come fosse ubriaca, non di vino ma di Spirito Santo, scese i gradini del solario, in cui era sdraiata. E attraverso la finestra della cella, come volando, si affrettava a entrare. Era trasportata, nell’impeto del forte spirito (vista l’immagine di Cristo che soffriva, soffre la lo svenimento d’animo a causa del dolore), per amore del luogo, in cui conosceva i misteri di una solennità così grande. Andandole incontro la monaca le disse: “Mia signora, non aiutate me, ma per la nostra Dedicazione che è ormai alle porte, ad adornare con più cura il mio altare”. E quella, volentieri, disse: dopo che la monaca aprì la sua Veronica: la vergine di Cristo fissò gli occhi nell’immagine del Salvatore: e subito presa da eccessivo dolore, per la memoria della passione di Cristo, cadde a terra e svenne. La monaca la prese nelle sue braccia e la sdraiò nel letto. Desiderando scacciare o lenire il dolore di lei, le disse: “Riposate, mia signora, poiché il dolore della passione di Cristo è già passato e si è calmato”. Ma quella: “È vero, disse, che è passato”, ma tuttavia sopportò la stessa passione. Dopo un certo lasso di tempo, avendo sentito i rintocchi della campana a festa, che chiamano benedetta, (rapita in estasi) della suddetta chiesa attraverso la finestra vicina a lei fissò gli occhi nel firmamento del cielo, e si mostrò rapita nello spirito tanto mirabilmente che non restando alcun segno di vita in lei, si sarebbe potuto credere che fosse morta, se non che la sua bocca poco prima umida e pallida, ora era candida come i gigli, le sue gote rifiorivano di un color roseo, i suoi occhi, come fossero due cristalli, brillavano di una splendida luce; dopo averli tenuti fissi, senza muoversi, nel firmamento del cielo piuttosto a lungo, senza muover assolutamente nessuna delle sue membra, poi quella monaca che mostrava condiscendenza familiare verso la sofferente (si sentiva parlare con san Pietro e san Paolo) udì che lei parlava con i beatissimi apostoli Pietro e Paolo. Dopo queste cose, aprì gli occhi, che aveva tenuti chiusi. E vedendo che la monaca era seduta vicino, si stupì e disse: “andiamo”. Ma la monaca disse: “Ma dove, mia signora, andremo?” E quella rispose: “a Roma, dagli apostoli”. Risvegliandosi dal sonno della sua estasi, in quel modo in cui Pietro, che un tempo voleva che fossero fatte tre tende durante la trasfigurazione del salvatore, non sapeva che cosa dicesse. Era ubriaca? Assolutamente ubriaca, ma di spirito: così infatti diceva, come se lei , ancora in un corpo mortale, con la stessa facilità potesse raggiungere la sede degli apostoli, con la quale essi stessi spogliati del corpo potevano visitarla nello spirito.